Voi non potete fermare il Vento

Sento che ho un peso sul petto e che mi viene da piangere. A volte ho paura di essere un peso. Altre volte vorrei avere tutto chiaro dentro di me, un unico obiettivo, un’unica strada limpida, davanti a me. Spesso sento il dovere di trovare questa unica strada, ma io sono acqua.

Io sono acqua fluida e non voglio argini. Non voglio barriere, non voglio limiti, non voglio che qualcuno mi dica cosa è meglio fare, cosa si dovrebbe fare. Non voglio corsi accelerati per imparare qualsiasi cosa e male, non voglio guide per barcamenarsi in un mondo di competizioni malsane. Voglio essere, semplicemente. Lasciare che la vita accada, abbandonandomi per un pò al vento, il vento, che non si può controllare. Accogliere il fatto che non possiamo controllare niente, per fortuna, e va bene.

Allenta la presa. Ancora. E ancora di più.

In questo periodo ho accumulato tante emozioni. Emozioni mie, emozioni altrui. Le ho impastate tutte in un gomitolo incasinato come quello di mia nonna che in una pallottola ingarbuglia più fili diversi. Fili incomprensibili, meravigliosi, fastidiosi, un casino. E io mi sentivo di non avere tempo di scioglierli quei fili, ordinarli, osservarli, ammirarli. Fuori corrono tutti, devo correre anche io. Così questa pallottola è diventata gigante, i fili si sono attaccati al cuore, si sono incollati al petto, alla gola, ovunque. E mentre diventava gigante, il gomitolo si dimenava dentro di me, tirando i fili, scuotendoli, facendomi anche male. Solo buttare fuori, parlare, esprimere, fa allentare magicamente la tensione.

Fino a qualche giorno fa non riuscivo nemmeno a visualizzarli questi fili, non riuscivo a localizzare questa emozione mista d’ansia, oppressione, impotenza, non riuscivo a trovargli una posizione. Eppure l’avvertivo, faceva capolino ogni tanto, quasi a volermi dire “Hey, non mi puoi ignorare!”, ma io non volevo dargliela vinta, io dovevo continuare ad andare.

Correre tra le mura ti fa sbattere la faccia, prima o poi. E allora devi farci i conti per forza: ci devi fare i conti con la tua confusione, la strada sfocata, le battaglie per cambiare un mondo stantio, gigante, complesso, vecchio. Ci devi fare i conti con le chiusure mentali e nel frattempo con i cuori spalancanti, il bisogno di braccia aperte, di vomitare emozioni che non ti appartengono, ma che si annidano nel petto grazie a un’empatia che fa bene e che fa male. Ci devi fare i conti con la sofferenza che ascolti nelle storie di chi è stato lacerato di dolore a causa dei suoi stessi fratelli. Devi fare i conti anche con il senso di impotenza, di rabbia, di frustrazione, perché al potere c’è chi non ci dovrebbe stare e perché i soldi, così come sono spesi, equivale a mandarli a bruciare.

Sono in una società nella quale non mi riconosco, in un sistema che mi è estraneo, al quale non appartengo. Un sistema che, peraltro, mi appare irraggiungibile, talmente è in alto e capace di gestire ogni dettaglio come fossimo burattini in un teatro per manichini. Nel contempo, però, vorrei essere d’aiuto. Vorrei la rivoluzione. Senza costrutti, senza dogmi, senza finzioni. Vorrei una rivoluzione gentile. Vorrei essere in questo mondo con la mia naturalezza, i miei tempi, la mia autenticità. Vorrei porre radici in un luogo dove non mi sento oppressa, dove l’atmosfera è pacifica, accogliente, distesa.

Ci sono giorni in cui vorrei fuggire. Zaino in spalla e via. Più giorni sento che è il coraggio a muovere una rivoluzione culturale, il restare, il non mollare e lottare, perché l’abbiamo appena iniziata, nel mondo, la nostra rivoluzione culturale. Mi chiedo quanto coraggio sia necessario per annientare l’indifferenza verso tutto ciò che è divisione. L’indifferenza, il vero male.

Si tratta di ribaltare un sistema totale, un sistema in cui ha sempre vinto l’individualismo, la competizione, la guerra. Un sistema che non ci insegna a cooperare. Si tratta di cambiare mentalità, di fermarsi, informarsi, ascoltarsi. Si tratta di non accettare la passività, di cercarla la verità, di parlare e ammettere che questo mondo, così, non va più bene. Più conosciamo e più abbiamo la necessità di sentirci liberi di esprimerci esattamente come siamo, fuori da schemi e binari imposti per controllarci a dovere.

Mi sono sentita sbagliata in questa mia confusione, mi sono sentita incapace di corrispondere a una società che si alimenta ancora di competizione. Non ho mai accettato questo mio gomitolo ingarbugliato, troppo disturbante, troppo invadente, mi faceva sentire una buona a niente.

Oggi, ho deciso di raccontarla a parole, perché non mi voglio vergognare di niente.

Io, in realtà, sono acqua fluente. Non posso farci niente. L’acqua non fa distinzioni, abbraccia tutti gli esseri umani, non fa differenze. Non ha limiti, strade imposte, fluisce, sempre. L’acqua non ha una sola forma, ne ha mille, milioni. E le ama tutte, le rispetta tutte. Non può stare chiusa in un solo luogo, l’acqua scopre ogni angolo. Se è incazzata è maremoto, se è calma praticamente non si sente. Io sono acqua, semplicemente. Sono flessibile, sensibile, trasparente.

La rivoluzione è appena iniziata. Non chiudeteci nei vostri schemi. Non servirebbe a niente.

Voi non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo“. (Cit. De André)

Siate Acqua. Siate Vento.

Grazie maestro.

Pubblicato da giuliaterenziblog

Sono Giulia, il mio spirito è libero. Sono curiosa di tutto, sempre alla ricerca, sempre in ascolto. La scrittura mi accompagna da quando sono bambina come una sorella, come un angelo custode...

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