Stanotte ho fatto un sogno. Non ricordo bene di cosa trattasse, ricordo solo un senso di pressione raggomitolato sul petto. Una figura incappucciata di nero, in lontananza, sosteneva che avrei dovuto fare di più, espormi di più, produrre di più. Un’ombra col dito puntato che ad oggi non saprei definire, descrivere, tracciare. Ma ognuno di noi convive con le proprie ombre indefinibili.
Passo molto tempo in silenzio, in mia compagnia, a riflettere sul significato della mia arte. Ho provato, a più riprese e a mio modo, a stare al passo con questa società, a farmi influenzare dalla sua velocità e, se vogliamo, a conformarmi, ma con risultati totalmente fallimentari. Del resto, io non produco contenuti.
Voialtri, vi annoiate perché non avete vita interiore (Natalia Ginzburg).
La mia arte è il risultato di una vita interiore dal moto intenso. La noia è il mio abito ideale: un corpo fermo, una voce muta, uno sguardo a volte fisso, altre volte distratto, movimenti lenti. E’ difficile cogliere un’anima in movimento, certi moti risultano inafferrabili a chi osserva con occhi umani.
L’arte ha bisogno di uno spazio e di un tempo indefiniti, a maglie larghe, perché necessita di vivere, di osservare, di addentrarsi nelle cose, nelle emozioni, nei profumi, nei tempi.
Molto prima di entrare in scena, l’arte assapora il gusto della gioia e della disperazione e di tutte quelle sfumature che ricamano giornate intere. Esiste a prescindere da qualsiasi palcoscenico, da qualsiasi pubblico, da qualsiasi compenso.
L’arte è anche assenza.
Non esiste per essere seguita, applaudita, riconosciuta, esiste in quanto vita che genera altra vita. Non è ingorda di mostrarsi, piuttosto di essere partorita quando è pronta. E quando è pronta non chiede nemmeno il permesso, fiorisce spontanea, non conosce confini, cresce, prende forme e atteggiamenti tutti suoi, si concede il lusso di esistere, e basta.
Creare non ha a che fare con la velocità. Ogni atto creativo è il risultato di un lungo processo, anche quando il compimento finale ci sembra un lampo di genio, un’illuminazione fortuita, una casualità. Se ci guardiamo bene indietro, con calma, possiamo osservare il nostro stesso cammino che ci ha visto scavare intensamente tra i meandri della nostra esistenza, anche quando più ci sentivamo bloccati in un fondo buio o in una superficie sfocata. Anche quando non riuscivamo a respirare. Persino quando ci siamo ritrovati a quella festa assurda con troppe persone e ci sentivamo fuori posto, oppure quando abbiamo passato giornate intere a letto a rimuginare.
L’atto creativo è il risultato di un processo lento, meraviglioso, faticoso, e anche doloroso e come tale, non ha a che fare con la produzione in serie o con la capitalizzazione di contenuti. Quello è marketing, quella è vendita.
L’arte è un’altra cosa.
Forse l’arte, tra le cose che conosco, è quella che più somiglia alla vita.