TEDX

Si provano tante cose quando ti selezionano per essere speaker di un TEDX.

Ti senti grato, ma anche impaurito.

Ti senti forte, ma anche vulnerabile.

Ti senti grande, ma anche piccolo.

Ti senti responsabile.

Ti senti energico.

Ti senti tanta roba.

Ed io, sicuramente, non sono brava a scriverla qui, tutta questa roba.

Perché mi sborda da ogni dove. Perché faccio ancora fatica a crederle.

Ma se ci sarete in streaming, vi assicuro che la vostra energia mi arriverà.

Grazie TEDX CORIANO, siamo una squadra meravigliosa.

Per info 👉 https://tedxcoriano.it/

Performance: Nessun* Esclus*

Nessun* Esclus* è un progetto artistico del collettivo Truth Inside Females che affronta la tematica di genere e tutte le discriminazioni legate all’orientamento sessuale.

Il collettivo ha creato un laboratorio aperto a tutt* per approfondire e indagare insieme tutti gli stereotipi e i pregiudizi connessi a queste tematiche.

Durante le tre giornate di laboratorio il gruppo ha creato un’azione performativa collettiva che verrà portata a Fano domenica 26 settembre.

Tanti corpi abiteranno lo spazio pubblico attraverso una processione artistica che vuole essere ed è anche un gesto di attivismo politico.

Per info: http://www.truthinsidefemales.it

La Folì



Il Matto nei tarocchi è l’unico Arcano senza numero o il numero 0. Il Matto rappresenta lo spirito libero, geniale e imprevedibile. Colui che avanza nel presente lasciando andare la ragione per consentire all’energia creativa di esprimersi. E’ l’energia originaria del caos, l’innocenza, la libertà, la gioia, l’entusiasmo e la follia.

Con ‘La Folì’ vi presenteremo una nostra personalissima interpretazione e manifestazione della follia, fatta di gesti parlanti e parole talmente dense da avere un corpo. E lo faremo in uno spazio pubblico condiviso, la strada, per abitarla in modo creativo e portare l’arte sempre più vicino alle persone.

Vi aspettiamo a Pesaro:

Venerdì 6 agosto h18 Piazzale Collenuccio

Sabato 7 agosto h21.30 Lungomare Nazario Sauro.

La vostra presenza sarà fondamentale.

Siateci.

Nessunə esclusə

Chi può dire di non subire almeno uno stereotipo di genere? Chi può sentirsi veramente escluso da questa causa?

Nessunə esclusə – il nuovo progetto di Truth Inside Females nasce con l’intento di continuare ad indagare, approfondire e far emergere tutto ciò che ruota attorno e dentro la questione di genere (identità, violenza, stereotipi e orientamento sessuale) e desidera farlo insieme alle persone.

La ‘call to action’ è aperta a tutte le persone dai 18 anni in su che nutrono il desiderio di immergersi in queste tematiche e di farle emergere in modo creativo avvalendosi di strumenti artistici. Chi risponderà alla chiamata prenderà parte ai laboratori, totalmente gratuiti, che saranno preparatori alla performance che si terrà nelle strade del centro storico di Fano all’interno delle attività di Umanesimo Artificiale in programma per il 26 Settembre 2021.

LABORATORI_16-18-20 Agosto – h18-22

DOVE_ Giardino Biblioteca San Giovanni Pesaro

Più info qui https://truthinsidefemales.it/Nessun-esclus

Il progetto è in collaborazione con Arcigay Agorà Pesaro-UrbinoImpronte Femminili e Umanesimo Artificiale, patrocinato dal Comune di Pesaro e Comune di Fano.

👉Deadline iscrizioni: 14 agosto

Info e iscrizioni: truthinsidefemales@gmail.com

Trafitta in ogni dove

Qualche giorno fa camminavo per le vie di Napoli e, a dirla tutta, non ci ho camminato e basta, non ho semplicemente goduto della sua bellezza estetica, culinaria, paesaggistica e artistica: lo tsunami emotivo che mi ha travolto, si rivela in questo flusso di coscienza che ho scritto proprio grazie a Lei e a tutti coloro che le ricamano l’anima, vivendoci dentro, facendola respirare, amandola.

Foto scattata da qualche parte a Napoli

È come se Napoli avesse compreso totalmente il significato della parola Libertà.

In tutto il suo bene. In tutto il suo male.

Napoli incarna la Libertà con potenza, energia e la espone senza paura, la sfoggia con sapienza. Non si vergogna del disagio, del degrado, della follia. Non teme il dolore, la povertà, piuttosto disgusta le catene, l’omologazione, l’imposizione di regole.

Napoli non ha pudore. In tutto il suo bello. In tutto il suo brutto. In tutto il suo bordello. Napoli non ha regole.

Sei Vera da far star male, sei così tremendamente arrogante e così totalmente avvolgente.

Napoli canta e balla mescolando la diversità egregiamente. Ricordandoti che puoi mangiare per strada e sentirti un re. Che puoi essere chi vuoi e sentirti giusto. E sentirti a posto. Autentico. E che anche se non ti senti a posto, non hai nessun motivo per nasconderlo, perché Napoli ama il bello e ama anche il brutto. A Napoli convive tutto con un equilibrio che solo Lei sa cucire. Lei conosce la ricetta della Libertà e se la mangia per strada e se la gusta fino allo sfinimento. Napoli è ingorda del bello, del buono, del brutto, del vero.

Il Tempo a Napoli è vissuto, denso. Il Tempo a Napoli è di Tutti. La strada è di Tutti. E Tutti sono Uno. E Napoli non esclude nessuno. Tutti si spintonano per esistere davvero, tutti gridano per far sentire la propria voce e tutti trovano magicamente spazio. Pretendono spazio. Tutti, a Napoli, hanno un posto, ognuno con la propria essenza, ognuno con la propria faccia, ognuno con la propria disperazione, ognuno con la propria gioia di vivere. Nessuno si nasconde. Creperebbero piuttosto di nascondersi.

Napoli non ti chiederà mai di cambiare, perché ti accetta così come sei. E, a modo suo, Napoli ti accoglie, occupando lo spazio pubblico, includendoti in quello spazio pubblico senza chiederti i tuoi confini. Occupa quando e come vuole. Talvolta è sfacciata, a tratti non curante, ma è così pura che la Libertà fa un rumore assordante. La Libertà la senti lungo le strade, tra la gente che le riempie in maniera piena, energica, vera. E la gente fa rumore. Un rumore meravigliosamente assordante. E il rumore lo senti nel petto, e il rumore ti trafigge dentro, spingendoti a continuare così, esattamente come sei. Ti spinge a non adeguarti. A non omologarti. Ti spinge nel flusso. Nel flusso di chi sei.

A Napoli il popolo decide, il popolo sceglie, il popolo comanda nelle strade. Nelle strade, dove davvero si comanda. E ve lo giuro, si sente assai. Si vede, assai.

La Libertà è così potente che il sistema si adegua e la lascia scorrere fluida come un fiume in piena, come una verità spiazzante che non accetta catene, che non accetta la resa. Respiri profondamente in mezzo a quel rumore. Non si sa come, onestamente, ma se ascolti bene, ti senti rigenerare. Ossigenare. È una magia farsi trafiggere e sentire il sangue scorrere nelle vene. Forse è Follia. Ma chi può provare che Libertà non sia, in realtà, Follia?

Napoli è uno stile di vita. Napoli è una scelta. Napoli è coraggio. Napoli è stronza. Napoli è spudorata. Napoli è fiera. Napoli è forte. Napoli te lo dice in faccia. E chi te lo dice in faccia non è mai ben compreso dal sistema.

Napoli è Tutto. Contemporaneamente. Caleidoscopicamente.
Ora capisco perché il mondo fa fatica a comprenderti: Tu sei fuori dagli schemi. Tu non scendi a compromessi. Tu sei totale Libertà. Tu sei totale Verità. E la verità fa male. E la verità fa bene.

Ti ho amato Napoli e, Napoletani di tutto il mondo, in cuor mio, credo che l’amerò per sempre. Che vi amerò per sempre. Grazie a Voi, per renderla così maledettamente splendente.

Spero Tu riesca a sentirlo.

Sono inutile se non genero utile

Lo so, lo so, probabilmente stai pensando: “Che titolo esagerato, catastrofico, tragico!”.

Ormai mi conosci: devo sempre disturbarti in qualche modo.

Stavo pensando a questa frase qualche giorno fa e, ad essere sincera, l’input è nato da una conversazione densa e carica di energia con l’artista e attivista Chiara Scolastica Mosciatti. Grazie Chiara.

Perché ci sentiamo più degni, in qualità di esseri umani, in base a quanti soldi incassiamo? Perché l’unica formula per sentirsi adeguati, in questo mondo, sembra risiedere nel guadagno? E come mai, se non genero utile, corro un alto rischio di sentirmi frustrata, depressa o immeritevole della vita che mi è stata donata?

Ho sparato molte bombe oggi, me ne rendo conto, abbi pazienza.

Questo eccessivo consumismo ci ha incastrato in un loop senza fine, nel quale esistiamo solo se acquistiamo, mostriamo, condividiamo e quindi dimostriamo.

È una corsa insana, durante la quale tutti, prima o poi, ci sentiamo obbligati a mantenere standard più o meno elevati per sentirci maggiormente degni del nostro posto in questo universo. Ma mi sorge un dubbio (strano!): il fatto che esisto, respiro e per di più ho la capacità di riflettere e provare emozioni, non mi rende già totalmente degna della casella che occupo in questo pezzo di storia?

A questo punto, potresti anche aver pensato: “Beh, allora stiamo tutti a casa a cazzeggiare!”

Ottima osservazione, ma scaviamo più a fondo per favore: sono convinta che stare a casa a grattarci le rispettive ovaie o i rispettivi zebedei non sia fruttuoso per la nutrizione del nostro spirito. Per nulla. Sono altresì certa che viviamo in una società troppo legata all’utile, talmente legata che qualora fossi, per un periodo della mia vita, un soggetto che non genera utile, correrei un’alta percentuale di rischio di cadere in una frustrazione profonda. 

Siamo passati da donne che lavoravano in quanto mamme (e non credo esista un lavoro più duro), a mamme che, se non lavorano, si sentono in colpa e piangono perché si ritengono inutili.

Fino a qualche anno fa si viveva con pane, uova, natura, ma si viveva.

Abbiamo trasferito le nostre gioie su piattaforme social cercando di nascondere e quindi di annientare le nostre sofferenze, perché se non le pubblico non esistono. Certo, come no!

Ci hanno detto di fare carriera, di essere qualcuno, di non lasciare quel lavoro sicuro e poi, dentro, appassiamo. Lentamente. Inevitabilmente.   

Illustrazione di Monica Seri

Siamo utili anche se non generiamo utile, ok? 

Perciò, visto che so bene che non si campa più di baratto, sappi che anche tu, se in questo preciso momento della tua vita non stai generando utile, non hai nulla da vergognarti, anzi, meriti di essere qui! Ti dirò di più: prova a fare qualche passo all’aria aperta, vicino a casa, cercando di prestare attenzione a ciò che ti circonda. Inizierai a cogliere, come per magia, dettagli del tuo presente che non avevi mai notato prima: quell’albero dietro casa, l’hai mai osservato? La vicina un po’ sulle sue, la saluti? La pioggia che ti scorre davanti agli occhi, l’hai mai ascoltata? L’aria fredda che ti pizzica le guance, l’hai mai sentita veramente? Le foglie, i bambini, la strada, gli odori, il sole… già, il sole.

Illustrazione di Monica Seri

Quando sono oberata di pensieri e la mia testa vaga tra rumori negativi, tossici e pesanti, esco a fare due passi e dico a me stessa: “Lu (soprannome del quale ignoro l’origine), fai attenzione!“.

Sembro pazza, non hai tutti i torti, ma te lo assicuro: funziona.

Dopo questo caldo invito alla me distratta, inizio ad accorgermi di dettagli che non avevo mai colto prima: un ramo dalla forma particolare, foglie colorate, bimbi giocosi, visi tristi, profumi succulenti.

C’è una bella differenza tra fare una passeggiata e vivere una passeggiata: la differenza è vivere.

Illustrazione di Monica Seri

Se prestiamo attenzione impariamo a vivere: vivere secondo i nostri valori e non secondo quelli che ci propinano, ci rifilano, ci tramandano, perché quelli sono necessariamente di altri, non i nostri. Non sbagliati, non giusti, sono semplicemente valori di altri. E tutti gli altri sono diversi da te.

Ossigena il tuo tempo e il tuo spazio con attenzione verso il presente, abbi cura della compagnia di cui ti circondi, selezionala bene, basati sull’energia che ti senti scorrere nelle vene. Ama la tua di compagnia, abbracciati ogni tanto, accarezzati. Impara a dire di no, non puoi arrivare dappertutto, non devi. La vita è così imprevedibile: non ossessionarti col pensiero di dover controllare ogni cosa. Non serve. Fai attenzione al respiro che ti sveglia la mattina, al corpo che ti accompagna fino a sera.

Sì, proprio Tu: fai attenzione, con calma, un passo alla volta, costruisciti la tua passeggiata. E soprattutto goditela, goditela a fondo questa passeggiata!

Mio o Tuo?

Lui è MIO! Lei è MIA!

In questo periodo ho riflettuto molto in merito all’uso che facciamo di aggettivi e pronomi possessivi e riguardo ai sentimenti di desiderio e paura che si celano dietro queste minuscole paroline. Il nostro lessico è strutturato su parametri che ci portano a costruire frasi come: lui è mio figlio, lei è la mia ragazza, lui è mio amico.

Ci sviluppiamo con l’idea che perfino le persone siano nostre. Non è così?
Trasliamo semplicemente questa crescente ingordigia di cose sugli esseri viventi che ci circondano, oppure il fenomeno è sempre esistito?

Con tutta sincerità, nella mia vita ho sperimentato quanto sia deleterio sostenere un rapporto fondato sulla smania di possesso e sulla paura di non appartenere a qualcuno o qualcosa.

La minestra è sempre la stessa, se riscaldata poi… beh, il finale lo sapete già: lo dicono le mamme, le nonne, non io. La parte ironica di questa faccenda risiede nel fatto che realizziamo tutto sempre a posteriori, durante quei famosissimi circhi mentali che iniziano con un colorato e filosofico “Eh, col senno di poi…”. Sì, bravissima, col senno di poi ci sei arrivata, ma col senno di prima avresti tribolato un pò meno: ça va sans dire.

Dai, pensiamoci bene e diciamoci la verità: ci può capitare, almeno una volta nella vita, di prolungare una relazione solamente per paura di restare soli oppure per il desiderio inconscio di far parte necessariamente di qualcosa. Ci adagiamo sulla routine per evitare un confronto con noi stessi scegliendo di non scegliere. Sta di fatto che, per qualche ragione contorta, concepiamo l’altra persona come nostra: per amore? Affetto? Abitudine? Perché talvolta ci fissiamo su una strada e pensiamo che sia l’unica possibile?

Ci costruiamo un bel labirinto, delle belle catene resistenti e tutto questo perché, essere di qualcuno, in fondo in fondo, ci conforta e ci allevia il timore di restare con un pugno di mosche in mano. Soli. Essenzialmente.

Perché dovrei pensare che qualcuno sia mio? Perché la nostra mente
è così attratta dal meccanismo di porre limiti e gestire proprietà?
Forse siamo capitalisti nell’anima e, barcamenanti in una società che disgusta la solitudine e che ci spinge a condividere in maniera compulsiva, tentiamo assiduamente di accumulare, gestire, pubblicare, controllare cose e persone che riteniamo nostre, con il disperato scopo di allontanarla quella maledetta solitudine.

Lo sai bene che in questo spazio puoi pensarla come vuoi, ormai è chiaro, siamo nel bel mezzo di una riflessione aperta: tra l’altro, giusto per onestà intellettuale, io non ho la soluzione definitiva a tutti i quesiti di questo articolo. La pulce danza libera nel mio orecchio ed io, in pratica, sono la tua pulce.

Ma torniamo a noi: amo l’idea di avere un complice, amo vederlo stare bene e, nel mio caso specifico, amo la tipologia di rapporto onesto, aperto e consapevole che stiamo costruendo, ma se mi fermo a pensare profondamente all’amore che provo per lui e alla possibilità che in futuro lui possa scegliere di vivere la sua felicità lontano da me, realizzo quanto l’importanza del suo benessere sia di gran lunga superiore rispetto al valore dell’aggettivo possessivo che gli affibbio oggi, che gli affibbierei domani o che inconsciamente vorrei affibbiargli sempre. Diciamocela tutta: soffrirei come un cane, non sono qui a fare l’illuminata della situazione, ma l’amore non ha a che fare con la libertà?

Non sono madre e non conosco il peso specifico delle viscere che legano un genitore a un figlio, ma azzardo la stessa domanda: l’amore non ha a che fare con la libertà?

Quando un genitore sceglie di spingere un figlio verso la strada che, in cuor suo, vorrebbe tracciargli, sta davvero rispettando la sua libertà? Fino a che punto un figlio è nostro?

Nel mio piccolo, credo che la libertà abbia a che fare con la consapevolezza: siamo liberi quando siamo consapevoli di ciò che stiamo scegliendo e, se tutti agissimo consapevolmente, decadrebbe questo bisogno incoscio (o meno) di porre limiti, condizioni, di imporre la propria visione del mondo e anche il linguaggio, probabilmente, rispecchierebbe una mentalità più flessibile e aperta.

Le parole rappresentano lo scheletro della nostra realtà e, l’uso incosapevole che spesso ne facciamo, può manifestare quanto inconsapevolmente viviamo.

Certe crisi son soltanto Segno di qualcosa dentro

Fermati, proprio così, fermati un attimo.

Certe crisi son soltanto

Segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire”

Grazie al maestro Guccini per questa poesia, vi invito ad ascoltarla.

Il mio corpo ha parlato tante volte, urlato milioni di volte, spinto la mia mente a implorarmi: Fermati, rifletti, perché ti sta succedendo questo? Ma non siamo stati educati all’attesa, all’accogliere una crisi, nessuno ci ha insegnato che non c’è nulla di male nello stare male, non è sbagliato sentirsi deboli, spaesati, impotenti. Nessuno ha mai veramente esplorato le ragioni di un pianto dietro un banco di scuola, le motivazioni di un atteggiamento aggressivo, schivo, iperattivo. Non c’è abbastanza tempo. Nessuno ci ha mai veramente chiesto: Perché ti senti così? Perché non ti fermi a pensare? Perciò non facciamoci una colpa se non conosciamo le regole del gioco, non dobbiamo.

Illustrazione di Monica Seri

Viviamo in una dimensione fatta di velocità, risultati, obiettivi, denaro… Chi ha tempo di andare alla ricerca delle ragioni di un malessere, chi ha tempo di scavare? Chi ha tempo per pensare? Dobbiamo superare tutto istantaneamente, roboticamente, meccanicamente, altrimenti rischiamo di non tenere il passo… e basta di piagnucolarti addosso! Non vedi? Non hai abbastanza tempo!

Viviamo in una società che ci vuole perfetti, smaglianti, brillanti, attivi, propositivi, in forma, belli, sorridenti, ubbidienti e… STI CAZZI?

Io mi sono sentita a terra diverse volte, mi sono sentita uno schifo, mi sono chiesta dove stessi andando, mi sono crogiolata su pensieri negativi e energia tossica, ho sbattuto i denti, la testa, le ossa e… VA BENE!

Ho allenato il mio corpo, la mia mente ad accettarmi bella, ma soprattutto ad amarmi brutta. Sì, mi amo quando sono brutta, bruttissima. Perché è proprio quando ci sentiamo brutti che abbiamo bisogno di tempo per abbracciarci, capirci, ossigenarci, analizzarci, esplorarci.

Illustrazione di Monica Seri

È proprio quando non ti riconosci che devi dedicare tempo a conoscerti.

Non credi?

Non c’è nulla di male nel pianto, nella spossatezza, nello sconforto, nella tristezza, il male arriva quando non prendiamo il tempo per conoscerci.

Ci vuole amore e cura nei confronti di sé stessi per chiedere aiuto. Ed è giusto chiederlo. Ci vuole respiro e pazienza per metabolizzare le ragioni di un sentimento negativo, una fase della vita sfidante, un fallimento che ci schiaccia i pensieri. Ci vuole spazio per l’analisi consapevole di ogni perché, ogni dettaglio, senza giudizio, senza severità verso sé stessi. Ci vuole coraggio per accettare e accogliere il male, l’ostacolo e la difficoltà come fonti di crescita personale e risorse per non restare in superficie, per non accontentarsi. Ci vuole attenzione verso la meraviglia che la vita ci offre senza chiedere nulla in cambio.

Diamoci spazio, diamoci tempo, diamoci una mano e non quando tutto va bene, ma soprattutto, quando è il male che ci sfida per farci capire che non dobbiamo mai smettere di imparare.

Imparare da noi stessi, imparare insieme a noi stessi.