Perché non basta mai?

Ti sei mai chiesto se il Tempo che hai a disposizione ti basta?

Io sì, milioni di volte.

Tante volte mi sono lamentata di non averne a sufficienza, mi sono domandata se ci fosse un modo per guadagnarsi sberle di giornate da quarantotto ore.

Anche tu?

Allora parliamo la stessa lingua, la lingua della nostra società:”Lavoro, casa, casa, lavoro, incastra lo sport, corri dal figlio, incastra l’estetista, porta la figlia dalla nonna, la spesa quando la faccio, i capelli quando me li taglio, l’amica mi ha chiesto di uscire, sono stravolta, ma devo andare…”. Vi assicuro che la lista è infinita, ma eviterei di rendere l’articolo noioso.

Una fretta costante e sottile che ci fa stare sempre sull’attenti, sul filo del rasoio, e soprattutto mai pienamente soddisfatti, appagati, mai totalmente rilassati.

Si disperdono energie vomitandole a caso su persone, situazioni, lavoro; perdiamo smalto facendo un milione di cose, sprecando una miriade di parole, pensando di poter arrivare ovunque, in ogni momento.

Dire di no nella nostra società di superuomini e superdonne è quasi un fallimento, una sconfitta. Dire di no ci fa temere di deludere l’altro, di non colmare le sue aspettative.

Provate per una volta a dire di no, non ne ho voglia, non ce la faccio, non riesco, questa volta passo: inizierete, come per magia, ad avvertire un leggero senso di liberazione, aria fresca, aria nuova che vi ricarica di energia positiva.

Se tante volte abbiamo la sensazione di non avere abbastanza tempo è perché, forse, non lo stiamo investendo nel modo giusto.

Il loop è inevitabile, ingestibile, interminabile: l’energia negativa accumula altra energia negativa, fatica, insofferenza, confusione, fretta, stress, invece, dopo essere riusciti a dire quel benedetto no, per una, due, tre volte, la nostra mente avrà più spazio da dedicare a un’attività che ci appaga di più, qualsiasi essa sia, anche un sano far nulla, purché rispecchi il frutto di un ascolto sincero di noi stessi.

Quante volte ci siamo costretti a cenare con persone che non ci fanno né caldo né freddo, parlare di cose che non ci interessano, quante volte abbiamo prolungato un lavoro spalmandolo su due ore invece di una, quante volte avremmo voluto dire di no a un compagno, un amico, sono stanco, non ne ho voglia, ma ci siamo comunque trascinati pur di non deludere le aspettative?

E per tutte queste volte: quanta energia abbiamo disperso, quanto tempo non ci siamo dedicati, quanto non ci siamo ascoltati?

Tempo Quando

Se avessi la possibilità di cambiare anche solo un evento del tuo passato, lo faresti?

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C’è chi vive la propria vita dentro un serpente che si morde la coda, con la convinzione che tutto ricominci dopo aver raggiunto la propria fine.

C’è chi vive la propria vita su una linea retta, sulla quale un evento si sussegue all’altro, fino al suo totale compimento.

C’è chi vivrà la propria vita su più dimensioni e magari il tempo sarà una dimensione fisica, tangibile, concreta.

Approcci così distanti, divergenti, lontani anni luce, ma con un fattore comune dominante: l’impossibilità di tornare indietro nel tempo.

Che sia ciclico, rettilineo, pluridimensionale, nulla consente all’esperienza umana di cambiare ciò che è stato, di tornare indietro, di invertire le carte in tavola.

Ma se avessimo davvero la possibilità di retrocedere, sarebbe questo il modo corretto di usare il nostro tempo?

Con molta probabilità, perderemmo la capacità di scegliere consapevolmente, perderemmo sicuramente il sapore del rischio, dell’attesa, dell’imprevisto, dell’istinto, dell’errore, perderemmo il sapore di tutto quanto, del senso, del non senso.

Il sapore di starci in questo mondo. In questo tempo.

L’ossessione costante dell’essere umano di voler prendersi gioco del tempo con la pretesa di rimbalzarci sopra come un dio onnipresente e onnisciente, non è forse il modo in cui il tempo stesso si prende gioco di noi?

A volte, sarebbe opportuno accettare che alcune cose devono accadere e basta: senza affanno, senza presunzione, senza angoscia.

Accoglierle, accettarle: alcune con un sorriso, alcune con qualche ferita.

Dovremmo planare sul nostro presente godendoci l’ora, liberandoci dal domani, ma soprattutto lasciando andare ciò che è stato, ieri.

Maschera e Poi

“Una volta poggiate tutte le maschere, che cosa resta?”

Tutto. Niente.

Può essere dilaniante, può essere anche confortante.

C’è chi non si riconosce affatto, c’è chi si sente completamente perso e non sa nemmeno come iniziarlo un dialogo con quell’estraneo allo specchio.

C’è chi negli anni ha concesso spazio e tempo alla propria natura con onestà e, al momento di poggiare le maschere, tira un sospiro di sollievo, si sente a casa, si sente al sicuro, insomma, si riconosce davvero.

C’è chi si osserva e non s’è mai visto prima, c’è chi, a causa di questo, prova il peso lacerante dell’annullamento, lì, sul petto, lì, dentro la gola, sì, proprio lì, dietro agli occhi, dappertutto come un grave macigno, come il peggiore dei veleni, come qualcosa che c’intossica, ci schiaccia, ci debilita.

C’è chi resta davanti allo specchio e accenna un sorriso di conforto, di gratitudine, di gioia velata, come a ringraziare sé stesso per contenere così dignitosamente un’anima che cresce in maniera autentica.

Tutto. Niente.

Spingersi fino alle viscere delle cose è sempre un rischio, ma non conosco altra modalità di Vivere se non questa.

Non rimarrei con un quesito irrisolto, non sfiderei il vuoto dell’inesperienza, dell’ignoranza, della noncuranza.

Conviene sempre metterlo quel dito nella piaga, farsi anche bruciare, ma andare a scovare tutte le ombre inesplorate, anche quelle più scomode, anche quelle più dolorose.

Conviene sempre rischiare di osservarsi e non essersi mai visti prima, almeno abbiamo un punto da cui partire e sicuramente tanto materiale su cui lavorare.

Quanto può essere faticoso scartabellare tra tutti i pensieri negativi e focalizzarci sulla bellezza di riconoscersi poco a poco.

Quanto può essere appagante però, accogliere quelle sensazioni negative, lasciarle depositare, digerirle con pazienza, metabolizzarle con calma.

Nessuno ci insegna come s’indossa una maschera, nessuno ci indica quale scegliere, nessuno ci suggerisce quando toglierla, nessuno ci rivela che cosa si prova a starne senza.

Siamo catapultati in un gioco di ruoli a tratti frenetico a tratti letargico: dobbiamo capirne il ritmo, il senso e nel frattempo imparare ad accettarne anche il non senso.

C’è chi al punto di poggiare le maschere ci è arrivato. C’è chi quelle maschere le indossa con consapevolezza. C’è chi ha rischiato di disperarsi davanti a quello specchio. C’è chi non ha avuto paura del labirinto che gli si figurava davanti. C’è chi dalla vita si fa travolgere coraggiosamente e delle viscere vuole sentirne il sapore, l’odore, tutto quanto.

E tu, cosa scegli?

Il Tempo di una Donna

Ho conosciuto Giulia Tomasello in maniera più approfondita a Vienna: io mi stavo dirigendo in Austria per lavoro e lei si trovava al MAK, Museo delle Arti contemporanee, per un workshop dedicato al suo progetto Alma, ricerca e percorso dal valore inestimabile, in quanto scava nei tabù più profondi dell’intimità femminile, ponendosi come obiettivo la realizzazione di strumenti pratici per facilitare le donne a prendersi cura del proprio corpo e, nella fattispecie, della propria igiene intima.

Grazie a questo incontro è nata una stima reciproca densa di idee e la certezza, sempre più forte, che certi tipi di messaggi devono essere trasmessi necessariamente attraverso la valorizzazione della comunicazione: un dialogo fatto di parole, tempo, contatto, perseveranza, informazione, confronto, scambio.

Un dialogo costruito insieme alle Donne. Per le Donne. Passo dopo passo.

“Provate a chiedere a una Donna.

Quanto Tempo ha.

Di fluire leggera.

E provate a domandarvi.

Quanto importanti siete voi.

Nel percorso della sua leggerezza.”

Grazie ai miei compagni di viaggio: Giulia Tomasello, Laura Terenzi, Daniele Arduini, Samuele Ballerini e Monica Seri.

Grazie a voi per aver letto fino a qui, vi invito a curiosare sul sito https://gitomasello.com/ per avvicinarvi sempre di più a questo mondo dove ogni esperienza è fondamentale per una crescita reciproca e per una consapevolezza più solida.

Autentico come un Tabù

Autentico come è una performance suddivisa in tre eventi: la prima pillola è Autentico come Te, pubblicata domenica scorsa, la seconda, eccola qui, Autentico come un Tabù, una vera e propria provocazione, un invito alla riflessione…

Quanto pesa questa Libertà?

Se non siamo liberi di essere ciò che siamo nel profondo, se la nostra persona non viene accolta, accudita, apprezzata, abbracciata come il regalo più grande che si possa ricevere, se siamo Noi i primi a chiudere quelle braccia, quegli occhi e, ancor peggio, la mente

Ditemi Voi, ora, quanto pesa questa Libertà?

Preetha Ji, cofondatrice della O&O Academy ha affermato:”La Natura scarta le specie che non supportano l’intero sistema

Credo che la specie umana, sino ad oggi, non sia stata in grado di supportare l’intero sistema, perché non è mai stata consapevole del Valore che ha la poliedricità della propria essenza.

Se non rispettiamo e incoraggiamo la miriade di sfaccettature che contraddistingue la nostra natura, se non ci sosteniamo reciprocamente, come potremmo mai essere in grado di supportare la Natura che ci circonda?

Come potremmo mai fare squadra?

E allora è la Natura che ci mette in panchina.

Ci mette a sedere. Ci mette a tacere.

Come una mamma che rimprovera il proprio figlio invitandolo caldamente a farsi un esame di coscienza.

In questo caso siamo tanti figli: tutti nell’angolino in castigo, nessuno escluso, qualcuno quasi lo vedo con quel broncio!

Scegliamo una società in cui gli esseri umani si rafforzano a vicenda, creando rete e non catene.

Scegliamo di gettare l’invidia, il rancore, i pensieri velenosi e lasciamo spazio alla condivisione del bello, alla felicità per la gioia altrui, al sorriso, alla gratitudine per esserci ancora.

Essere Liberi non significa fare quello che si vuole: sono Libero se sono Autentico, sono Libero se ascolto la mia Verità, sono Libero se non ho paura della Verità, sono Libero se rispetto la mia Anima, ma soprattutto, l’Anima altrui, sono Libero se sono cosciente della mia responsabilità verso il prossimo.

Perché il prossimo, sicuramente, sarò Io.

La Libertà ha a che fare con l’Amore, l’Amore ha a che fare con la Verità, e forse, quello che abbiamo disimparato, nel tempo, è proprio questo: amare.

Grazie al cuore immenso di: Davide Di Gregorio, maestro dall’anima generosa, preziosa e grazie alla sua scuola Pianeta Musica, ricca di talenti e di passione.

Grazie ai miei compagni di viaggio, spiriti liberi, spiriti autentici: Maria Sacchi, Nick Casciaro, Vanessa Chiappa, Simone Cesaroni, Antar Bakhti, Stella Ferrucci, Debora Grossi, Stefania Borasca, Mauro Coloru, Laura Terenzi, Valentina Violini, Monica Seri, Mauro Brancorsini, Martina Campanelli.

Grazie a Voi per aver letto fino a qui e per aver scelto di esserci.

Autentico come Te

Autentico come è una performance suddivisa in tre eventi: Autentico come Te, il primo dei tre, mette a nudo quanto sia sfidante essere onesti con sé stessi, quanto sia difficile amarsi, accettare le proprie ombre, i propri spigoli, le proprie insicurezze, la propria essenza, soprattutto quando questa sembra scontrarsi con il mondo al di fuori di noi.

Una sfida ardua sì, ma infinitamente appagante, liberatoria, necessaria per vivere appieno.

Questo primo video è solo un piccolo assaggio della performance vera e propria, perché nella performance vera e propria incroceremo i vostri occhi e alla fine potremo abbracciarvi.

E questo fa di una performance, una vera performance.

Ritroviamoci e amiamoci in tutta la nostra semplicità, la nostra Autenticità.

Sei pronto ad amare Te stesso?

Grazie al cuore immenso di: Maria Sacchi, Nick Casciaro, Monica Seri, artisti dall’anima preziosa che valorizzano le mie parole con una magia inspiegabile.

Grazie a Voi che abbracciate queste parole e, così facendo, liberate emozioni dal valore inestimabile.

Maschera Perché

Morire dentro, ma reagire fuori. Vedere nero, ma cercare la luce.

“Oggi mi sono svegliata particolarmente a terra, particolarmente fiacca, particolarmente demotivata. Non ho sostanziosi motivi per alzarmi da questo letto, da questo posto, da questo buio. Vorrei scomparire, fare altro, magari fare niente. Oggi tutti gli obiettivi che mi ero prefissata hanno valore pari a zero, la mia energia si arrende.

Non mi piaccio così, sento una smania preponderante, sono nel posto sbagliato, al momento sbagliato, la mia anima si spegne.

Io non appartengo a tutto questo.

Vorrei svegliarmi la mattina e amare quello che mi aspetta, amarlo fino in fondo, riconoscermi pienamente! Basta! È ora di uscire! È ora di reagire!”

Ti ha mai divorato anche solo uno di questi pensieri? Ok, allora torniamo a noi…

Morire dentro, ma decidere di uscire fuori:

sentire l’aria fresca che pizzica il volto, la pioggia che risana la pelle, il sole che l’abbraccia generosamente, chiedere conforto a un amico perché chiedere aiuto è importante, innamorarsi del poco che comunque vada scalda sempre, appassionarsi di qualcosa di nuovo per vivere pienamente, scoprire un angolo sconosciuto di un posto a noi caro, camminare per ricordarsi che fortuna abbiamo di poterlo fare liberamente, piangere svuotando l’energia negativa che ci appesantisce la mente, cercare una via d’uscita e puntare alla luce che s’intravede dal tunnel, chiedersi che cosa amiamo fare e perseguire ogni sogno che ci rinvigorisce lo spirito, ogni follia che ci disseta il cuore, ogni idea che ci rallegra l’anima.

Morire dentro, ma decidere di uscire fuori non è così semplice come la melodia delle parole.

Per cercare quella luce, per trovare quella forza, per riempirsi di coraggio, talvolta è necessaria una maschera: sì, una maschera!

Fingo, ma esco.

Decido di fingere e lo faccio per reagire.

Sono ipocrita? Sono folle? Sono giudicabile?

Sono io, doppiamente io, e la sottile differenza è che ne sono consapevole: sono cosciente della mia voglia di nuovi obiettivi, di sorridere appieno, di riconoscere ancora il bello e per farlo, oggi, uscirò con la versione migliore del mio volto, lottando contro il malessere che ho dentro! Reagirò!”

Fingere è ipocrisia. Fingere è anche terapia. Fingere è riprovevole. Fingere è anche inevitabile. Maschera è falsità. Maschera è anche necessità. Maschera è sotterfugio. Maschera è anche rifugio.

Se la maschera non lede nessuno, se la finzione è un momentaneo porto sicuro, se tutto questo giova alla propria rinascitasiamo davvero sicuri che ci sia qualcosa di male? O forse, indossarla, è del tutto normale?

Grazie per aver letto fino a qui, ogni tuo pensiero sarà accolto a braccia aperte.

Respiriamo solamente

Sembra l’azione più scontata che possiamo compiere, l’atto d’amore più sciocco che si possa ricevere, il tempo che ci dimentichiamo più facilmente: respirare.

Ci sono momenti nella vita in cui siamo talmente in affanno, oberati di pensieri, stanchezza emotiva, negatività che tralasciamo quanto sia fondamentale concederci pochi attimi per respirare solamente

Esatto, proprio così… fermati un attimo, regalati qualche respiro profondo, con calma, qui, insieme a me.

Ti sei concesso il tuo tempo? Bene, torniamo a noi.

Nella mia vita ho sottovalutato spesso la potenza del respiro. L’ho talmente sottovalutata che quando ero io quella in affanno non l’ho mai capito in tempo.

Il mio corpo, in quei casi, mi lanciava segnali, allarmi e se lo ignoravo era anche in grado di implorarmi “Fermati! Basta! Cambia direzione! Così ti farai del male! Se non ti metti un freno da sola, lo faccio io per te!

E mi frenava sul serio: ho derapato tante volte a una velocità esagerata e puntualmente, non so come, mi sono salvata a pochi centimetri dal guardrail.

Ho sperimentato che cosa significa non prendersi cura di sé, distruggere l’amor proprio, farsi fagocitare dalla paura, invece di affrontarla. Invece di affrontarsi. L’ho sperimentato sul mio corpo. Letteralmente.

Ad oggi, quindi, benedico due cose: la prima è il tempo che ho per respirare, respirare nel senso di respirare, respirare nel senso di vivere. Consapevolmente.

Ogni giorno imparo a farlo nella mia solitudine: respiro per eliminare i pensieri negativi, per regalarmi tempo, per concedere riposo al mio corpo, freschezza alla mia mente, per ritornare in me con dolcezza e pazienza.

Respiro per non arrivare da nessuna parte.

Respiro per essere presente.

Respiro per non dimenticare di amarmi.

Respiro per essere capace di amare.

La seconda cosa che benedico è aver incontrato chi mi lascia il tempo di respirare, chi resta al mio fianco nonostante le mie paure e chi, abbracciandomi forte, le spazza via come neve al sole, chi mi scopre a fondo e non fugge durante le mie lacrime apparentemente insensate, chi sceglie di esserci proprio per asciugarmele e con calma, con tutta la dolcezza di questo mondo, continua a sussurrarmi: “Resta con me, respiriamo solamente.”

Benedico l’amore che dono a me stessa con ogni mio respiro profondo, ma benedico ancor più l’amore di chi mi fa respirare profondamente.

Grazie per aver letto fino a qui, ti auguro tutto l’amore.