Mi sono trovata in mezzo al mare
senza una zattera per arrancare.
La capacità di nuotare
era scomparsa improvvisamente,
non sapevo più quale fosse
la via conosciuta,
la via desiderata
la mia mente girava
a dire il vero, non sentivo più niente.
Ho fatto il morto in mezzo al mare
non avevo altra scelta
mi sono fatta attraversare,
ho sentito tutto il dolore.
Le notti sono passate infinite
una dopo l’altra
come lunghe, lugubri annate.
Ho avuto paura, terrore, sgomento
degli squali, del freddo, del buio, della solitudine, del vento.
L’amnesia teneva sotto scacco la mia capacità di nuotare
“Solo il morto sai fare”
Non riuscivo a vedere il cielo e la sua luce brillante
la mia mente cuciva storie troppo chiassose
non c’era spazio per altre cose
nessuno spazio per la vita andante.
C’era qualcosa che mi diceva che
non sarei morta,
e qualcosa che mi sussurrava che
non potevo più fuggire.
C’era qualcosa che non mi faceva
sentire il qui,
e qualcosa che mi impediva di
vivere l’ora.
Così, ho continuato a galleggiare
“Solo il morto sai fare”
Impacciata come potevo,
impotente come sapevo.
Una notte, in mezzo al mare
qualcuno mi è venuto a salvare.
Io me ne accorsi solo dopo,
quando realizzai
che quella voce mi diceva di restare
di lasciarmi amare
di fidarmi della bontà di quel legame.
Io me ne accorsi giusto in tempo,
quando capii
che fu proprio quel porto sicuro
a non lasciarmi annegare.
Mentre il mondo s’inabissa inesorabilmente
tra le distrazioni della mente
io riscopro il mio sentire
lo legittimo, finalmente.
Lo lascio fluire
senza giudizio
gli concedo pieno diritto.
Non ho più motivo di
vestire una rigida armatura
la mia persona basta
come compagna d’avventura.
Non avrei mai pensato che restare
in mezzo al mio mare
fosse il viaggio più straordinario
che potessi navigare.