Maschera e Poi

“Una volta poggiate tutte le maschere, che cosa resta?”

Tutto. Niente.

Può essere dilaniante, può essere anche confortante.

C’è chi non si riconosce affatto, c’è chi si sente completamente perso e non sa nemmeno come iniziarlo un dialogo con quell’estraneo allo specchio.

C’è chi negli anni ha concesso spazio e tempo alla propria natura con onestà e, al momento di poggiare le maschere, tira un sospiro di sollievo, si sente a casa, si sente al sicuro, insomma, si riconosce davvero.

C’è chi si osserva e non s’è mai visto prima, c’è chi, a causa di questo, prova il peso lacerante dell’annullamento, lì, sul petto, lì, dentro la gola, sì, proprio lì, dietro agli occhi, dappertutto come un grave macigno, come il peggiore dei veleni, come qualcosa che c’intossica, ci schiaccia, ci debilita.

C’è chi resta davanti allo specchio e accenna un sorriso di conforto, di gratitudine, di gioia velata, come a ringraziare sé stesso per contenere così dignitosamente un’anima che cresce in maniera autentica.

Tutto. Niente.

Spingersi fino alle viscere delle cose è sempre un rischio, ma non conosco altra modalità di Vivere se non questa.

Non rimarrei con un quesito irrisolto, non sfiderei il vuoto dell’inesperienza, dell’ignoranza, della noncuranza.

Conviene sempre metterlo quel dito nella piaga, farsi anche bruciare, ma andare a scovare tutte le ombre inesplorate, anche quelle più scomode, anche quelle più dolorose.

Conviene sempre rischiare di osservarsi e non essersi mai visti prima, almeno abbiamo un punto da cui partire e sicuramente tanto materiale su cui lavorare.

Quanto può essere faticoso scartabellare tra tutti i pensieri negativi e focalizzarci sulla bellezza di riconoscersi poco a poco.

Quanto può essere appagante però, accogliere quelle sensazioni negative, lasciarle depositare, digerirle con pazienza, metabolizzarle con calma.

Nessuno ci insegna come s’indossa una maschera, nessuno ci indica quale scegliere, nessuno ci suggerisce quando toglierla, nessuno ci rivela che cosa si prova a starne senza.

Siamo catapultati in un gioco di ruoli a tratti frenetico a tratti letargico: dobbiamo capirne il ritmo, il senso e nel frattempo imparare ad accettarne anche il non senso.

C’è chi al punto di poggiare le maschere ci è arrivato. C’è chi quelle maschere le indossa con consapevolezza. C’è chi ha rischiato di disperarsi davanti a quello specchio. C’è chi non ha avuto paura del labirinto che gli si figurava davanti. C’è chi dalla vita si fa travolgere coraggiosamente e delle viscere vuole sentirne il sapore, l’odore, tutto quanto.

E tu, cosa scegli?

Pubblicato da giuliaterenziblog

Sono Giulia, il mio spirito è libero. Sono curiosa di tutto, sempre alla ricerca, sempre in ascolto. La scrittura mi accompagna da quando sono bambina come una sorella, come un angelo custode...

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