Autentico come un Tabù

Autentico come è una performance suddivisa in tre eventi: la prima pillola è Autentico come Te, pubblicata domenica scorsa, la seconda, eccola qui, Autentico come un Tabù, una vera e propria provocazione, un invito alla riflessione…

Quanto pesa questa Libertà?

Se non siamo liberi di essere ciò che siamo nel profondo, se la nostra persona non viene accolta, accudita, apprezzata, abbracciata come il regalo più grande che si possa ricevere, se siamo Noi i primi a chiudere quelle braccia, quegli occhi e, ancor peggio, la mente

Ditemi Voi, ora, quanto pesa questa Libertà?

Preetha Ji, cofondatrice della O&O Academy ha affermato:”La Natura scarta le specie che non supportano l’intero sistema

Credo che la specie umana, sino ad oggi, non sia stata in grado di supportare l’intero sistema, perché non è mai stata consapevole del Valore che ha la poliedricità della propria essenza.

Se non rispettiamo e incoraggiamo la miriade di sfaccettature che contraddistingue la nostra natura, se non ci sosteniamo reciprocamente, come potremmo mai essere in grado di supportare la Natura che ci circonda?

Come potremmo mai fare squadra?

E allora è la Natura che ci mette in panchina.

Ci mette a sedere. Ci mette a tacere.

Come una mamma che rimprovera il proprio figlio invitandolo caldamente a farsi un esame di coscienza.

In questo caso siamo tanti figli: tutti nell’angolino in castigo, nessuno escluso, qualcuno quasi lo vedo con quel broncio!

Scegliamo una società in cui gli esseri umani si rafforzano a vicenda, creando rete e non catene.

Scegliamo di gettare l’invidia, il rancore, i pensieri velenosi e lasciamo spazio alla condivisione del bello, alla felicità per la gioia altrui, al sorriso, alla gratitudine per esserci ancora.

Essere Liberi non significa fare quello che si vuole: sono Libero se sono Autentico, sono Libero se ascolto la mia Verità, sono Libero se non ho paura della Verità, sono Libero se rispetto la mia Anima, ma soprattutto, l’Anima altrui, sono Libero se sono cosciente della mia responsabilità verso il prossimo.

Perché il prossimo, sicuramente, sarò Io.

La Libertà ha a che fare con l’Amore, l’Amore ha a che fare con la Verità, e forse, quello che abbiamo disimparato, nel tempo, è proprio questo: amare.

Grazie al cuore immenso di: Davide Di Gregorio, maestro dall’anima generosa, preziosa e grazie alla sua scuola Pianeta Musica, ricca di talenti e di passione.

Grazie ai miei compagni di viaggio, spiriti liberi, spiriti autentici: Maria Sacchi, Nick Casciaro, Vanessa Chiappa, Simone Cesaroni, Antar Bakhti, Stella Ferrucci, Debora Grossi, Stefania Borasca, Mauro Coloru, Laura Terenzi, Valentina Violini, Monica Seri, Mauro Brancorsini, Martina Campanelli.

Grazie a Voi per aver letto fino a qui e per aver scelto di esserci.

Pubblicato da giuliaterenziblog

Sono Giulia, il mio spirito è libero. Sono curiosa di tutto, sempre alla ricerca, sempre in ascolto. La scrittura mi accompagna da quando sono bambina come una sorella, come un angelo custode...

19 pensieri riguardo “Autentico come un Tabù

  1. Hai lanciato una bomba. Ma è una bomba di fiori, colori e suoni che rompono l’insensatezza del proibito.
    Grazie per questa magia, la tua forza creatrice ci porta lontano verso terre mai viste prima.
    Ti abbraccio forte.

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  2. Sei riuscita ad amalgamare insieme due parole dal significato così tanto lontano da crederlo quasi impossibile.
    Autenticità: qualcosa che può scavare la corteccia dura dell’intero Sistema, ricavandosi lo spazio necessario alla Verità.
    Tabù: qualcosa da dover nascondere, talvolta reputato pericoloso, da sempre tenuto all’esterno della corteccia che riveste il Sistema.
    Bé, ci sei riuscita. Mi hai portata a raccogliere tutti i tabù che ho dentro, e a sgretolare con la forza della mente quella corteccia.
    Vorrei essere Autentica proprio come un Tabù.

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  3. In effetti, è stata una riflessione molto provocatoria, ho sentito in me emozioni e pensieri contrastanti darsi battaglia. Penso che il tabù sia fondamentalmente quel limite che ci difende da quel Mistero che c’è di là, qualcosa di potente, ma che nello stesso tempo attira la nostra attenzione, ci spinge a cercarlo, ad esplorarlo. In fondo i tabù hanno sempre riguardato tre grandi “assoluti”, se li vogliamo chiamare così: Dio, amore e male/morte. Realtà provocanti e affascinanti, che necessitano di riti, che altro non sono se non tempi e spazi precisi, che ci rendono disponibili all’accoglienza di tutto questo. A voler cercare di contenere certi misteri nella testa, si spacca. Credo che il problema siano i falsi tabù, quelli che appesantiscono solo la vita senza avere un contenuto dietro, se vogliamo, i pregiudizi sacralizzati. A volte smascherarli non è facile, ma perle come questo video e questo articolo stimolano molto la riflessione!

    Un abbraccio, Giuli!

    Gianluca

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  4. Se fosse l’ineluttabile, l’inevitabile?

    Vero, la libertà ha un suo proprio carico ed è corretta la tua riflessione sulla scelta di dare spazio alla condivisione del bello.

    Dici che se non sei con me, cioè non mi sostieni e chiedi in cambio il medesimo sostegno, cioè non rafforzi la mia azione, che comunque deve tornare a te per diventare reciproca, allora sei già contro di me.

    Questo tuo sostenermi, però, potrebbe essere esso stesso già impedimento per il tuo agire e forse anche per il mio mentre fare squadra potrebbe essere semplicemente lasciare che io liberamente esprima la mia personalità nei modi, tempi e luoghi che più mi sono graditi pur senza il tuo sostegno.

    C’è un brano in uno dei libri letti che apprezzo molto, che condivido pienamente e che di tanto in tanto mi piace rileggere, ripescare e proporre quando nelle situazioni analizzate entrano in campo un numero di forze maggiore di uno o, come in questo caso, un numero di persone maggiore di uno.

    Te lo riporto qui testualmente.

    Alcuni anni fa, mentre stavo facendo una gita in canoa nel Maine all’inizio della primavera, assistetti a un tragico incidente.

    Avevamo raggiunto una piccola diga ed eravamo andati a riva per aggirare l’ostacolo.

    Arrivò un secondo gruppo di persone e un giovane, che aveva bevuto, decise di portare la sua zattera di gomma al di là della diga.

    Quando la zattera si rovesciò dopo aver oltrepassato la diga, egli venne scaraventato nell’acqua gelata.

    Impossibilitati a raggiungerlo, assistemmo inorriditi alla sua lotta disperala per nuotare contro corrente, contro il risucchio alla base della diga.

    La sua lotta durò soltanto pochi minuti; poi, egli morì di assideramento.

    Immediatamente, il suo corpo afflosciato venne risucchiato nell’acqua ribollente.

    Qualche secondo più tardi, esso riemerse a una decina di metri a valle, liberato dal vortice alla base della diga.

    Quello che egli aveva cercato invano di fare negli ultimi istanti della sua vita, le correnti lo fecero per lui pochi secondi dopo la sua morte.

    L’ironia della situazione sta nel fatto che ad ucciderlo fu la sua stessa lotta contro le forze alla base della diga.

    Egli non sapeva che l’unico modo per venirne fuori era «controintuitivo».

    Se non avesse continuato a cercare di tenere la testa al di sopra dell’acqua ma, invece, si fosse buttato in giù nel senso della corrente che scorreva a valle sarebbe sopravvissuto.

    [Tratto da “La quinta disciplina” di Peter Senge]

    Anche Rilke in una delle sue lettere a quel giovane poeta dice a un certo punto: “Lasciatevi accadere la vita”.

    Ascolta tre passi tratti da altrettante lettere e messi insieme, https://youtu.be/nCUsea_i6D0

    Se quell’angolino, in cui quasi lo vedi col broncio, fosse l’unico spazio da attraversare per buttarci “in giù nel senso della corrente” che scorre a valle e permette la sopravvivenza, se rafforzarsi a vicenda fosse essa stessa una catena invece di una rete, come potrei fare squadra e condividere il bello in maniera diversa dall’essere Autentico che troppo spesso, però, ha un differente significato rispetto all’essere altrui sostegno e supporto per la Natura che ci circonda?

    E come potrebbe questa Autenticità non essere scandalo, indecenza o solo sconvenienza sociale agli occhi che osservano?

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    1. Grazie per questo pensiero così puntuale Gianleandro, mi rende molto felice ricevere osservazioni di questo livello.

      Nella mia visione, non credo che esista qualcosa che sia di per sé ineluttabile, a parte la morte. Credo piuttosto che sia l’uomo, con la propria volontà, a decidere se lottare contro una situazione o meno, egli decide se risolvere, rimediare, cambiare il proprio destino.

      Il sostenersi e fare squadra, inoltre, non li immagino necessariamente come atti pratici, perché come dici giustamente tu, ognuno ha i propri spazi e tempi che devono essere rispettati.

      La condivisione del bello è anche lasciare in modo che questo “bello” entri pienamente nei nostri cuori, nella nostra anima e ci permetta di pulire i pensieri che io chiamo velenosi: questo flusso è già, di per sé, un’importante atto di condivisione, una condivisione sana, che ha tutte le fondamenta di un gioco di squadra, nel quale ognuno rispetta le caratteristiche del proprio compagno, accogliendole. Questo sarebbe già sufficiente per creare un’ottima squadra.

      “Rivolgete da quella parte la vostra attenzione”.

      Anche Rilke sottolinea la potenza del pensiero che si focalizza sul bello, come atto di reazione, ricchezza, vita.

      In merito all’immagine del broncio, invece, non sono del tutto persuasa che questo possa essere l’unico modo per sopravvivere: il momento di dolore va affrontato, anzi, meglio ancora, va fatto scorrere al nostro interno, la sofferenza va vissuta, accettata e infine metabolizzata.

      “Lasciate che vi accada”, appunto.

      Ma all’esperienza del dolore deve corrispondere necessariamente e conseguentemente una reazione, una svolta. Il giovane è morto perché ha reagito nel momento sbagliato: certo, prima è doveroso far fluire il dolore lasciandosi trasportare dalla corrente, poi, per sopravvivere, reagire.

      Prima accettazione, metabolizzazione poi, necessariamente, reazione. E qui, mi riaggancio al focus potentissimo del pensiero citato da Rilke.

      Autenticità può essere scandalo? Sì, certo, in una società come la nostra lo è, l’autenticità è scandalosa come un tabù.

      Proprio per questo, il quesito che mi pongo è: se siamo arrivati fino a questo punto, non vi è forse qualche sintomo che molte delle fondamenta alla base della nostra società siano totalmente errate?

      Grazie ancora per la riflessione e per questo scambio così denso.

      Ti abbraccio.

      "Mi piace"

  5. Su ogni cosa trionfa, dice Virgilio, arrendiamoci anche noi (Bucoliche, Egloga X, 69).

    Gli fanno eco tra gli altri prima Petrarca, elevandolo a Dura legge e sostenendo che conviene osservarla anche se ingiusta (I trionfi, cap. III, 148), e qualche secolo dopo Caravaggio, dipingendolo in un’allegoria nella quale calpesta tutti i simboli della gloria e della cultura umana, letteratura compresa (Amor vincit omnia).

    Frattanto Shakespeare si affretta a definirlo immutabile e a fissarlo in uno spazio senza tempo, e aggiunge:
    “Se questo è un errore e mi sarà provato,
    allora io non avrò mai scritto e nessun uomo avrà mai amato.”
    Leggi il sonetto 116 di W. Shakespeare, http://shakespeare.mit.edu/Poetry/sonnet.CXVI.html

    Certo, a mio parere, è un buon percorso quello che dalla Libertà conduce alla Verità attraverso l’Amore.
    Infatti, liberamente ti accosti al vero che, raggiunto, ti rende a sua volta ulteriormente libero e, forse, libero anche dall’amore stesso o, almeno, libero da quell’amore virgiliano, petrarchesco e di troppi altri che diventa dolore, fatica, sofferenza a causa della mancata corrispondenza da parte dell’amato.

    Perciò, mi è chiaro quanto lontano sia il concetto d’Amore che qui richiami da quello letterario e quanto invece abbia un sapore di universalità. Considero l’uno una dimensione dell’altro.

    Qualche settimana fa a un’amica, che collegava le proprie azioni all’amore per il proprio partner, ho chiesto se fosse certa che quelle azioni e i loro effetti venissero percepiti come amore dal loro destinatario.

    A parte le evidenti estraneità ai gesti d’amore, tutti noi sappiamo bene quanto sia difficile un allineamento di idee tra due individui sull’insieme dei gesti amorevoli, figuriamoci quanto potrebbe esserlo tra una moltitudine di soggetti.

    Dici: “… forse, quello che abbiamo disimparato, nel tempo, è proprio questo: amare.”

    Come impari ad amare?

    Recalcati durante una Lectio magistralis dal titolo “Elogio del fallimento” correttamente cita Deleuze, che dice in “Differenza e ripetizione”: Noi non apprendiamo nulla con chi ci dice di fare come lui. I nostri soli maestri sono quelli che ci dicono di fare con loro, e che, anziché proporci dei gesti da riprodurre, hanno saputo trasmettere dei segni da sviluppare nell’eterogeneo.

    Quindi, impari da un bravo maestro (secondo Recalcati anche un libro, un evento) che “sa, mentre trasmette il sapere, preservare il limite del sapere”, che “è fatto esattamente dell’impossibilità di risolvere il mistero della vita e della morte, l’impossibilità di risolvere il mistero del sesso, l’impossibilità di dire l’ultima parola su qual è il senso della vita e della morte”, […] “cioè l’impossibilità di sapere tutto il sapere”.
    Guarda il video di Recalcati, https://youtu.be/MGvWpgEgsq4.

    Sperimenti l’amore, lo eserciti, lo vivi, così lo impari e lo impari di nuovo sia esso rivolto in particolare a un solo oggetto d’amore, oggetto d’amore, sia esso rivolto a una molteplicità di oggetti.
    Sì, da soggetto attivo rivolgi il tuo amore verso un oggetto passivo e non è detto che questi si attivi a sua volta o, addirittura, si attivi secondo i tuoi specifici parametri.
    Infatti, la libertà che acquisisci nel rispetto dell’Anima altrui e nella consapevole responsabilità verso il prossimo è sempre un atto unidirezionale.

    Paulo Coelho dice: Ho imparato che non puoi costringere qualcuno ad amarti. Tutto ciò che puoi fare è essere uno degno di essere amato.
    Leggi il blog post di Paulo Coelho, https://paulocoelhoblog.com/2020/01/05/traveling-in-cyberspace-i-have-learned3/

    A questo proposito, a mio avviso, chiedi bene quando ti chiedi se molte delle fondamenta alla base della nostra società sono totalmente errate, se siamo arrivati fino a questo punto, cioè se siamo arrivati a un punto tale da non essere degni di essere amati.

    Sì, certamente vi è più di qualche sintomo nella mancata consapevolezza da parte della coscienza collettiva dei benefici di questa aspirazione personale: essere degni di essere amati.

    Infatti, gli effetti nocivi di questa mancata aspirazione sono sotto gli occhi di tutti.

    Questi effetti, poi, si riflettono su diversi aspetti della vita e, a maggior ragione, su quelli relazionali.

    A scrutare bene queste fondamenta, io trovo ancora molti buoni elementi alla base della nostra società ché gli elementi sono buoni solo e sempre a partire dagli occhi di chi osserva, sono buoni col senno di poi, sono buoni nella mente di chi, condividendo bellezza, si adopera per costruire belle e solide fondamenta, nella mente di chi, aprendosi alla felicità per la gioia altrui, crea oggi futuro Autentico come un Tabù.

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