Me la voglio giocare

Me la voglio giocare
come se non avessi nulla da perdere
come se avessi un libro da scrivere

come se conoscessi il segreto di questo mondo
come se ignorassi quanto fa spavento

Me la voglio giocare
con l’entusiasmo di una bambina
come se vivere fosse l’unica dottrina

come se la mia libertà fosse davvero rara
come se non ci fosse cosa più cara

Me la voglio giocare con sincerità
come se le maschere non fossero ammesse
in questa corporea realtà

come se potessi meritare qualsiasi cosa
con estrema dignità

Me la voglio giocare
come se non ci fosse alcun prezzo da pagare
come se il denaro fosse solo carta da riciclare

come se la vita fosse una bevanda che va scolata
come se non esistesse cosa temuta

Me la voglio giocare con il sorriso
come se i miei anni non avessero già conosciuto
abbastanza inganni

Me la voglio giocare con l’istinto
sia quando perdo
sia quando vinco

Me la voglio giocare per ciò che sento
solo per quello che ho dentro

Me la voglio giocare per me
per tutti i giorni passati
a vagare tra i meandri di questo mondo
a cucire una fiducia nuova
per rinascere dal profondo

La magia

Sento scorrere passi lenti
lenti come una melodia
che non riesce a spiegare i momenti
di una semplice magia
quella dentro le mura di casa
fuori il mondo è una follia
ed è meglio lasciarlo lontano
e noi a vivere la magia

che se tutto poi crolla o esplode
Noi restiamo o andiamo via?
Solo dentro al tuo abbraccio, al tuo odore
io sono a casa mia
un parlare di tutto e di niente,
esplorarsi il corpo e la mente
mentre il mondo procede incalzante

Stiamo qui a mangiarci carezze
qui tra le nostre tenerezze

Porti a terra la mia mente
l’inquietudine vola via
i tuoi occhi mi salvano sempre
la tua voce è melodia
ed io riesco a restare presente
e a non fuggire via
non c’è cosa migliore da fare
che godersi la magia

…Grazie al Museo del Rock di Catanzaro per la menzione d’onore a questa poesia

A Laura e Simone 21/09/2024

In mezzo al mare

Mi sono trovata in mezzo al mare
senza una zattera per arrancare.

La capacità di nuotare
era scomparsa improvvisamente,
non sapevo più quale fosse
la via conosciuta,
la via desiderata
la mia mente girava
a dire il vero, non sentivo più niente.

Ho fatto il morto in mezzo al mare
non avevo altra scelta
mi sono fatta attraversare,
ho sentito tutto il dolore.

Le notti sono passate infinite
una dopo l’altra
come lunghe, lugubri annate.

Ho avuto paura, terrore, sgomento
degli squali, del freddo, del buio, della solitudine, del vento.

L’amnesia teneva sotto scacco la mia capacità di nuotare

“Solo il morto sai fare”

Non riuscivo a vedere il cielo e la sua luce brillante
la mia mente cuciva storie troppo chiassose
non c’era spazio per altre cose
nessuno spazio per la vita andante.

C’era qualcosa che mi diceva che
non sarei morta,
e qualcosa che mi sussurrava che
non potevo più fuggire.

C’era qualcosa che non mi faceva
sentire il qui,
e qualcosa che mi impediva di
vivere l’ora.

Così, ho continuato a galleggiare

“Solo il morto sai fare”

Impacciata come potevo,
impotente come sapevo.

Una notte, in mezzo al mare
qualcuno mi è venuto a salvare.

Io me ne accorsi solo dopo,
quando realizzai
che quella voce mi diceva di restare
di lasciarmi amare
di fidarmi della bontà di quel legame.

Io me ne accorsi giusto in tempo,
quando capii
che fu proprio quel porto sicuro
a non lasciarmi annegare.

Mentre il mondo s’inabissa inesorabilmente
tra le distrazioni della mente
io riscopro il mio sentire
lo legittimo, finalmente.

Lo lascio fluire
senza giudizio
gli concedo pieno diritto.

Non ho più motivo di
vestire una rigida armatura
la mia persona basta
come compagna d’avventura.

Non avrei mai pensato che restare
in mezzo al mio mare
fosse il viaggio più straordinario
che potessi navigare.

Vedrai

Non hai voglia di fare niente

come se decidere che jeans indossare  

fosse la scelta più pesante

La tua mente è stanca

meglio un bagno rilassante

Hai visto così tanti bivi 

che non ricordi più nemmeno 

se scendevi, se salivi

Come in una corsa sfiancante

dove ti senti persa 

anche se partecipante

Così ti lasci al buio 

in una stanza silente

Non hai più la forza 

di incontrare lo sguardo della gente

Che la gente si muove veloce

mentre tu vuoi restare

ferma, inerme, vulnerabile  

Salice piangente

Non vuoi più infilare 

quella corazza splendente

quella maschera dal sorriso smagliante

Non c’è più spazio per nascondere niente

Hai usato tutto il tuo corpo

tutta la tua mente

Non c’è più motivo 

di mostrarsi vincente

Cedi, finalmente 

brucia l’inutile 

lascia ciò che è futile 

entra nel dolore

il dolore è importante 

Non avere paura

risorgerai

e sarai ancora più bella 

Vedrai,

te ne accorgerai

quando ti amerai 

Chissà

Chissà quante persone si perdono
tra le mille possibilità
le milioni di strade
i miliardi di doveri
e chissà perché

Chissà quante volte
hai sentito di vivere davvero la tua vita
oppure quella di lui
o anche quella di lei

Peggio la loro! Questo è certo
Alla fin fine, meglio la mia!

Chissà quante volte
hai paragonato storie
confrontato vite
foto di sorrisi veri
foto di sorrisi finti

le hai confrontate con
la tua, di storia
la tua, di vita
i tuoi, di sorrisi veri
i tuoi, di sorrisi finti
come cibi esposti
etichette di prezzi
prodotti accattivanti

Rifiuto e vado avanti!

in una una corsia infinita
di un supermercato di perdenti 
o di vincenti
dipende sempre da
che punto di vista la prendi

Sconti
dicono convenienti
prendi tre paghi due
meglio prendere
non lasciare
questo è mio
io solo bio
io solo il meglio
io solo fresco

Io, amica mia, desidero
mangiare di gusto
nutrirmi con dignità
ma ora devo stare attenta
al cibo che ingerisco
alle parole che intaglio
e a quelle che digerisco
soprattutto, che non digerisco
a ogni scelta che faccio
se faccio un passo falso
se ho paura di dentro
se ho paura del fuori
se non tengo il passo
e se mi perdo?

Altre volte vorrei cibo a domicilio
che sazi la mia golosità
che soddisfi la mia pigrizia
pur di evitare la festa della falsità

A volte è solo difficile scegliere
la fonte del nostro benessere
non si conosce forse mai la verità
non in questa grande distribuzione di
vite confezionate a dovere
alcune più scontate di altre
tutte così brillanti agli occhi della gente
così pronte ad essere vendute
invidiate
impacchettate
riciclate

Non pensate mai di essere arrivati
siete solamente
se vi va bene
alla corsia dei surgelati

A tutte le Donne

Prove spettacolo “Faber” di Simone Cesaroni e Giulia Terenzi

PRINCESA, FABRIZIO DE ANDRE

Sono la pecora sono la vacca
Che agli animali si vuol giocare
Sono la femmina camicia aperta
Piccole tette da succhiare

Sotto le ciglia di questi alberi
Nel chiaroscuro dove son nato
Che l’orizzonte prima del cielo
Ero lo sguardo di mia madre

Che Fernandinho è come una figlia
Mi porta a letto caffè e tapioca
E a ricordargli che è nato maschio
Sarà l’istinto sarà la vita

E io davanti allo specchio grande
Mi paro gli occhi con le dita
A immaginarmi tra le gambe
Una minuscola fica

Nel dormiveglia della corriera
Lascio l’infanzia contadina
Corro all’incanto dei desideri
Vado a correggere la fortuna

Nella cucina della pensione
Mescolo i sogni con gli ormoni
Ad albeggiare sarà magia
Saranno seni miracolosi

Perché Fernanda è proprio una figlia
Come una figlia vuol far l’amore
Ma Fernandinho resiste e vomita
E si contorce dal dolore

E allora il bisturi per seni e fianchi
Una vertigine di anestesia
Finché il mio corpo mi rassomigli
Sul lungomare di Bahia

Sorriso tenero di verdefoglia
Dai suoi capelli sfilo le dita
Quando le macchine puntano i fari
Sul palcoscenico della mia vita

Dove tra ingorghi di desideri
Alle mie natiche un maschio s’appende
Nella mia carne tra le mie labbra
Un uomo scivola l’altro si arrende

Che Fernandinho mi è morto in grembo
Fernanda è una bambola di seta
Sono le braci di un’unica stella
Che squilla di luce di nome Prinçesa

A un avvocato di Milano
Ora Prinçesa regala il cuore
E un passeggiare recidivo
Nella penombra di un balcone

A tutte le donne che hanno lottato e che lottano come guerriere per far risplendere la propria luce.

Credits:

Pianoforte: Simone Cesaroni

Voce: Giulia Terenzi

Mare e Gratitudine

Sono grata per le emozioni che ci rendono umani. E anche per quelle più scomode, per quelle più ruvide. Per l’onestà che si matura nel viverle. Sono grata alla mancanza di giudizio che ci consente di essere fragili. E alla fragilità che nella risalita ci rende più abili. A chi accetta di essere fragile, senza risparmio, senza vergogna. Sono grata a questo corpo, che non smette mai di rialzarsi, a questa mente che sogna.

Sono grata per l’aria fresca sulla pelle, aria che pizzica, aria ribelle. Sono grata per il suono dolce dell’acqua. Acqua gentile. Acqua che ti regala il desiderio di uscire. Di amare.

Sono grata a tutto ciò che è naturale. Ai valori gentili come fondamenta. A una rete sociale che supporta, incoraggia, accoglie, a una rete che non annienta. Sono grata al cambiamento continuo, costante, lento. Sono grata per esserci dentro. Sono grata a chi “No, non mi accontento”. Sono grata per questa fame di sapere, per questa ricerca di umanità, di una nuova società.

Sono grata per questo senso di responsabilità, senso di insieme, senso di comunità. Fratelli e sorelle, abbiamo tutti la stessa pelle. Pelle tatuata di ferite, carezze, schiaffi, baci, morsi, graffi, non importano le distanze. Il filo rosso ci collega e ci fa danzare su un equilibrio di speranze.

Sono grata per il riposo della mente, per il tempo in cui ci si focalizza sul presente. Sono grata al bello, disponibile ogni giorno e anche al bello che si può costruire tra la gente. Sono grata per questo spazio di gioia presente. Resta presente.

Il mare d’inverno è come un abbraccio di una nonna profumata, tenera, accogliente. Il mare d’inverno ha una dolcezza disarmante, per questo fa bene all’anima e alla mente. Senti solo pace. Il resto diventa niente. Il mare d’inverno mi ha insegnato tante cose, me le ha sussurrate pacatamente:

La fretta non ti porta a niente. La prima necessità è stare bene nel proprio corpo, prendersi cura della propria mente. Assicurarsi che il proprio centro sia protetto, non ci sia affanno, non ci sia inganno.

Rallenta il ciclo di pensieri, permetti che questi escano dai vicoli neri. Non c’è un posto peggiore se non nella nostra sola mente, dove il pensiero diventa gigante, e ci ingoia, incurante di quanto per noi sia pesante. Falli uscire come una fontana sgorgante, così che prendano forma, esternamente. Ora con quella forma puoi danzare, parlare, giocare. La puoi decifrare, comprendere: puoi farci tutto, puoi farci niente. Lei è fuori da te e sei tu a decidere come riempire il tuo presente.

Impara a fermarti e a chiederti “Ora, che cosa ho davvero voglia di fare?” Beh, ti pare banale? Prova a fermare la ruota in corsa che nessuno ci ha mai insegnato a governare. Prova ad assaporare il gusto di saperti fermare.

Usa con te stessa lo stesso tono di voce che il tuo migliore amico userebbe per chiederti “E ora, come ti senti? Che cosa posso fare per farti stare bene?” La Cura dovrebbe essere l’unica legge universale.

Ricordati che hai tante persone che ti amano al tuo fianco, pronte a tenderti la mano, disposte a correre in tuo aiuto. Ricorda che su quelle puoi sempre contare.

Non dare per scontato che gli altri comprendano le emozioni che dimorano dentro di te. Non restare chiusa nel tuo guscio aspettando che qualcuno ti venga a salvare. A volte pensiamo che gli anni di un rapporto determinino la capacità di codifica di un nostro pensiero interiore. Di fatto, è una pretesa colossale. Impara a chiedere aiuto, conforto, sostegno. Togli la corazza, lasciati andare. Non siamo qui per soffrire, siamo qui per amare.

Ricorda che in questa vita esiste solo Qui ed Ora, non prima, non dopo, solo Adesso. La Morte, unica regina, troneggia sorridente mentre noi qui in basso facciamo a gara a chi è più potente. Non prima, non dopo, Qui ed Ora. Rendi il tuo cammino lucente, divertente, appassionante, spiana la strada a chi verrà dopo di te, fa che questo sia un posto accogliente.

Punta sul Bene, azione quotidiana, costante. Punta su questa Terra, madre immancabilmente presente. Punta sull’educazione, il viaggio, la parola, l’umano, l’ascolto, l’unione.

Sii Rivoluzione.

Non ho nulla da dire

Oggi mi sento come se tutti avessero qualcosa da dire. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

Onestamente non me ne vergogno. Mi sento un filo d’erba. Resto qua e vivo il mio sogno, il mio sogno fatto di dubbi, di sviluppi, di qualcosa che non so definire. Il mio sogno fatto di me che provo a restare autentica in una società che ti vuole vedere correre, una società che ti vuole commentare. Devi essere al top, essere smart, essere tutto alla potenza di tutto. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

Costante, martellante, pedante necessità di avere sempre qualche cosa da mostrare, perché altrimenti chissà se esisti, altrimenti è come se non conti, altrimenti non sanno chi sei e allora, forse, anche tu non lo saprai mai. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

Ci sono tante rivoluzioni in corso, in questa epoca, in questo pezzo di storia. Finora su questa terra abbiamo giocato a fare la guerra, ognuno si è preso donne, bambini, popolazioni e foreste intere, un confine, un mercato e guarda il risultato. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

Per salvare il salvabile vorrei chiedere ai veri potenti, quelli che fanno girare i soldi, quelli che alla fine decidono per tutti, di mettersi una mano sulla coscienza e di agire per il bene comune, un bene a lungo termine. Vorrei chiedere al Papa di stanziare più soldi per l’uguaglianza universale, perché altrimenti io non comprendo come si possa predicare Dio dall’alto di un trono mentre c’è chi muore senza aver scoperto che la vita è un dono. Vorrei chiedere ai politici di ritirarsi, se il loro scopo è quello di salvarsi la faccia, la carriera perché la politica è una missione, come fare il dottore, l’insegnante, il ricercatore. La politica è una cosa seria. Qualcuno diceva che il potere è cosa per filosofi, forse non aveva tutti i torti, forse aveva ragione. Io non so come facciate voi, voi che tirate le fila, ad andarvene a dormire tranquilli, sapendo che potevate fare di più, sapendo che con tutti quei soldi al sicuro, invece di finanziare guerre, avreste potuto sfamare un continente intero. Lo avreste potuto fare, sul serio. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

Sento una società ricca di disuguaglianza e rabbia repressa. Una società che ha bisogno di riscoprire l’essere umani, sgretolare lezioni frontali, voti banali, competizioni paradossali, perfezioni inesistenti, lavori alienanti, truffe svilenti, violenze aberranti. Sento la tecnologia correre a mille all’ora mentre una parte di umanità regredisce e un’altra parte prova a correre ancora più forte per salvare il salvabile, per creare nuove radici, radici dove i bambini siano liberi di sperimentare, radici dove i giovani si sentano sicuri di crescere, essere, volare. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

Vorrei capire come si fa, dal basso, da dove sono io, a fermare questo tsunami in corsa, che ci obbliga ad annaspare tra milioni di sirene che si dimenano per restare. Nonostante gli squali. Restare per vivere. Vivere semplicemente. Essere semplicemente. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

Vorrei avere sempre qualche cosa da dire, qualcosa di bello, di comodo, di vendibile. Ma io sento che c’è tanto lavoro da fare. A volte vorrei essere un albero, una quercia con rami enormi. A volte vorrei essere un salice piangente e accasciarmi al suolo, inerme, consapevolmente impotente. A volte vorrei essere solo un filo d’erba, sperare che mi basti. La verità è che non mi basta niente. Mi piacerebbe solo sentire che il nuovo anno sia pronto per nuove radici, radici più umane, radici più libere, radici che possano regalarci fluidità, autenticità, radici che sappiano abbracciare. Ma se devo essere completamente sincera, io, ancora, non le sento pronte. Non le sento vere. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

Sento rivoluzione, stanchezza del vecchio, sento tante menzogne decadere, sento le certezze sgretolarsi, sento il terreno che ci hanno costruito e venduto come vero, dissolversi. Sento che c’è bisogno di nuovo, di fresco, di libero, di vero. Sento tutto questo dentro, ma vorrei sentire nel corpo radici, radici che ti abbracciano, radici che ti indicano sempre la direzione più importante. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

La direzione più importante me la sussurrò un giorno all’orecchio una persona molto giovane, giovane di occhi, giovane di cuore: “L’amore universale“. Me lo disse con le lacrime sul viso, il respiro sofferente, il petto curvo, dolorante. Me lo disse con una voce che aveva bisogno di speranze. Le speranze di un adolescente. Siamo qui a costruire su pezzi di macerie una società nuova, dove tu possa volare libera, dove tu possa sentirti libero, dove tu possa essere ciò che vuoi, quando vuoi, anche quando non sai che cosa vuoi davvero. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

So che cosa prova chi non si sente un filo d’erba, chi non si accontenta, chi si sente responsabile di qualcosa di importante, di quella stessa società alla quale spesso non ti senti appartenente. Chi si sente un abisso dentro, ma non lo sa esprimere, chi si sente tanta energia ma se la vede reprimere, chi vorrebbe semplicemente essere sé stesso, senza troppi “dovresti” o “sarebbe meglio se tu facessi”, chi vorrebbe sparire e non sentire più tutti quei “dovresti”, chi vorrebbe tanto sentirsi un filo d’erba, ma non gli è concesso, non in questa vita, non in questo in tempo. Ed io, nel frattempo, non ho nulla da dire.

La linea è davvero sottile. Siamo responsabili di tutto. Siamo responsabili di niente. Siamo solo noi a giudicarlo. Di certo siamo responsabili della società che desideriamo costruire. Quella in cui vogliamo abitare. Quella in cui l’unica direzione possibile, per salvare il salvabile, per ricostruire sulle macerie, è l’amore universale.

Post Scriptum. Ringrazio Zerocalcare: ieri ho visto la tua serie. Mi hai colpito ovunque, soprattutto nel cuore. Credo che avessi bisogno di sentire la verità cruda in faccia. Come una sberla, come un pugno. La verità fa male. La verità fa bene.