Il Tempo di una Donna

Ho conosciuto Giulia Tomasello in maniera più approfondita a Vienna: io mi stavo dirigendo in Austria per lavoro e lei si trovava al MAK, Museo delle Arti contemporanee, per un workshop dedicato al suo progetto Alma, ricerca e percorso dal valore inestimabile, in quanto scava nei tabù più profondi dell’intimità femminile, ponendosi come obiettivo la realizzazione di strumenti pratici per facilitare le donne a prendersi cura del proprio corpo e, nella fattispecie, della propria igiene intima.

Grazie a questo incontro è nata una stima reciproca densa di idee e la certezza, sempre più forte, che certi tipi di messaggi devono essere trasmessi necessariamente attraverso la valorizzazione della comunicazione: un dialogo fatto di parole, tempo, contatto, perseveranza, informazione, confronto, scambio.

Un dialogo costruito insieme alle Donne. Per le Donne. Passo dopo passo.

“Provate a chiedere a una Donna.

Quanto Tempo ha.

Di fluire leggera.

E provate a domandarvi.

Quanto importanti siete voi.

Nel percorso della sua leggerezza.”

Grazie ai miei compagni di viaggio: Giulia Tomasello, Laura Terenzi, Daniele Arduini, Samuele Ballerini e Monica Seri.

Grazie a voi per aver letto fino a qui, vi invito a curiosare sul sito https://gitomasello.com/ per avvicinarvi sempre di più a questo mondo dove ogni esperienza è fondamentale per una crescita reciproca e per una consapevolezza più solida.

Autentico come un Tabù

Autentico come è una performance suddivisa in tre eventi: la prima pillola è Autentico come Te, pubblicata domenica scorsa, la seconda, eccola qui, Autentico come un Tabù, una vera e propria provocazione, un invito alla riflessione…

Quanto pesa questa Libertà?

Se non siamo liberi di essere ciò che siamo nel profondo, se la nostra persona non viene accolta, accudita, apprezzata, abbracciata come il regalo più grande che si possa ricevere, se siamo Noi i primi a chiudere quelle braccia, quegli occhi e, ancor peggio, la mente

Ditemi Voi, ora, quanto pesa questa Libertà?

Preetha Ji, cofondatrice della O&O Academy ha affermato:”La Natura scarta le specie che non supportano l’intero sistema

Credo che la specie umana, sino ad oggi, non sia stata in grado di supportare l’intero sistema, perché non è mai stata consapevole del Valore che ha la poliedricità della propria essenza.

Se non rispettiamo e incoraggiamo la miriade di sfaccettature che contraddistingue la nostra natura, se non ci sosteniamo reciprocamente, come potremmo mai essere in grado di supportare la Natura che ci circonda?

Come potremmo mai fare squadra?

E allora è la Natura che ci mette in panchina.

Ci mette a sedere. Ci mette a tacere.

Come una mamma che rimprovera il proprio figlio invitandolo caldamente a farsi un esame di coscienza.

In questo caso siamo tanti figli: tutti nell’angolino in castigo, nessuno escluso, qualcuno quasi lo vedo con quel broncio!

Scegliamo una società in cui gli esseri umani si rafforzano a vicenda, creando rete e non catene.

Scegliamo di gettare l’invidia, il rancore, i pensieri velenosi e lasciamo spazio alla condivisione del bello, alla felicità per la gioia altrui, al sorriso, alla gratitudine per esserci ancora.

Essere Liberi non significa fare quello che si vuole: sono Libero se sono Autentico, sono Libero se ascolto la mia Verità, sono Libero se non ho paura della Verità, sono Libero se rispetto la mia Anima, ma soprattutto, l’Anima altrui, sono Libero se sono cosciente della mia responsabilità verso il prossimo.

Perché il prossimo, sicuramente, sarò Io.

La Libertà ha a che fare con l’Amore, l’Amore ha a che fare con la Verità, e forse, quello che abbiamo disimparato, nel tempo, è proprio questo: amare.

Grazie al cuore immenso di: Davide Di Gregorio, maestro dall’anima generosa, preziosa e grazie alla sua scuola Pianeta Musica, ricca di talenti e di passione.

Grazie ai miei compagni di viaggio, spiriti liberi, spiriti autentici: Maria Sacchi, Nick Casciaro, Vanessa Chiappa, Simone Cesaroni, Antar Bakhti, Stella Ferrucci, Debora Grossi, Stefania Borasca, Mauro Coloru, Laura Terenzi, Valentina Violini, Monica Seri, Mauro Brancorsini, Martina Campanelli.

Grazie a Voi per aver letto fino a qui e per aver scelto di esserci.

Autentico come Te

Autentico come è una performance suddivisa in tre eventi: Autentico come Te, il primo dei tre, mette a nudo quanto sia sfidante essere onesti con sé stessi, quanto sia difficile amarsi, accettare le proprie ombre, i propri spigoli, le proprie insicurezze, la propria essenza, soprattutto quando questa sembra scontrarsi con il mondo al di fuori di noi.

Una sfida ardua sì, ma infinitamente appagante, liberatoria, necessaria per vivere appieno.

Questo primo video è solo un piccolo assaggio della performance vera e propria, perché nella performance vera e propria incroceremo i vostri occhi e alla fine potremo abbracciarvi.

E questo fa di una performance, una vera performance.

Ritroviamoci e amiamoci in tutta la nostra semplicità, la nostra Autenticità.

Sei pronto ad amare Te stesso?

Grazie al cuore immenso di: Maria Sacchi, Nick Casciaro, Monica Seri, artisti dall’anima preziosa che valorizzano le mie parole con una magia inspiegabile.

Grazie a Voi che abbracciate queste parole e, così facendo, liberate emozioni dal valore inestimabile.

Maschera Perché

Morire dentro, ma reagire fuori. Vedere nero, ma cercare la luce.

“Oggi mi sono svegliata particolarmente a terra, particolarmente fiacca, particolarmente demotivata. Non ho sostanziosi motivi per alzarmi da questo letto, da questo posto, da questo buio. Vorrei scomparire, fare altro, magari fare niente. Oggi tutti gli obiettivi che mi ero prefissata hanno valore pari a zero, la mia energia si arrende.

Non mi piaccio così, sento una smania preponderante, sono nel posto sbagliato, al momento sbagliato, la mia anima si spegne.

Io non appartengo a tutto questo.

Vorrei svegliarmi la mattina e amare quello che mi aspetta, amarlo fino in fondo, riconoscermi pienamente! Basta! È ora di uscire! È ora di reagire!”

Ti ha mai divorato anche solo uno di questi pensieri? Ok, allora torniamo a noi…

Morire dentro, ma decidere di uscire fuori:

sentire l’aria fresca che pizzica il volto, la pioggia che risana la pelle, il sole che l’abbraccia generosamente, chiedere conforto a un amico perché chiedere aiuto è importante, innamorarsi del poco che comunque vada scalda sempre, appassionarsi di qualcosa di nuovo per vivere pienamente, scoprire un angolo sconosciuto di un posto a noi caro, camminare per ricordarsi che fortuna abbiamo di poterlo fare liberamente, piangere svuotando l’energia negativa che ci appesantisce la mente, cercare una via d’uscita e puntare alla luce che s’intravede dal tunnel, chiedersi che cosa amiamo fare e perseguire ogni sogno che ci rinvigorisce lo spirito, ogni follia che ci disseta il cuore, ogni idea che ci rallegra l’anima.

Morire dentro, ma decidere di uscire fuori non è così semplice come la melodia delle parole.

Per cercare quella luce, per trovare quella forza, per riempirsi di coraggio, talvolta è necessaria una maschera: sì, una maschera!

Fingo, ma esco.

Decido di fingere e lo faccio per reagire.

Sono ipocrita? Sono folle? Sono giudicabile?

Sono io, doppiamente io, e la sottile differenza è che ne sono consapevole: sono cosciente della mia voglia di nuovi obiettivi, di sorridere appieno, di riconoscere ancora il bello e per farlo, oggi, uscirò con la versione migliore del mio volto, lottando contro il malessere che ho dentro! Reagirò!”

Fingere è ipocrisia. Fingere è anche terapia. Fingere è riprovevole. Fingere è anche inevitabile. Maschera è falsità. Maschera è anche necessità. Maschera è sotterfugio. Maschera è anche rifugio.

Se la maschera non lede nessuno, se la finzione è un momentaneo porto sicuro, se tutto questo giova alla propria rinascitasiamo davvero sicuri che ci sia qualcosa di male? O forse, indossarla, è del tutto normale?

Grazie per aver letto fino a qui, ogni tuo pensiero sarà accolto a braccia aperte.

Respiriamo solamente

Sembra l’azione più scontata che possiamo compiere, l’atto d’amore più sciocco che si possa ricevere, il tempo che ci dimentichiamo più facilmente: respirare.

Ci sono momenti nella vita in cui siamo talmente in affanno, oberati di pensieri, stanchezza emotiva, negatività che tralasciamo quanto sia fondamentale concederci pochi attimi per respirare solamente

Esatto, proprio così… fermati un attimo, regalati qualche respiro profondo, con calma, qui, insieme a me.

Ti sei concesso il tuo tempo? Bene, torniamo a noi.

Nella mia vita ho sottovalutato spesso la potenza del respiro. L’ho talmente sottovalutata che quando ero io quella in affanno non l’ho mai capito in tempo.

Il mio corpo, in quei casi, mi lanciava segnali, allarmi e se lo ignoravo era anche in grado di implorarmi “Fermati! Basta! Cambia direzione! Così ti farai del male! Se non ti metti un freno da sola, lo faccio io per te!

E mi frenava sul serio: ho derapato tante volte a una velocità esagerata e puntualmente, non so come, mi sono salvata a pochi centimetri dal guardrail.

Ho sperimentato che cosa significa non prendersi cura di sé, distruggere l’amor proprio, farsi fagocitare dalla paura, invece di affrontarla. Invece di affrontarsi. L’ho sperimentato sul mio corpo. Letteralmente.

Ad oggi, quindi, benedico due cose: la prima è il tempo che ho per respirare, respirare nel senso di respirare, respirare nel senso di vivere. Consapevolmente.

Ogni giorno imparo a farlo nella mia solitudine: respiro per eliminare i pensieri negativi, per regalarmi tempo, per concedere riposo al mio corpo, freschezza alla mia mente, per ritornare in me con dolcezza e pazienza.

Respiro per non arrivare da nessuna parte.

Respiro per essere presente.

Respiro per non dimenticare di amarmi.

Respiro per essere capace di amare.

La seconda cosa che benedico è aver incontrato chi mi lascia il tempo di respirare, chi resta al mio fianco nonostante le mie paure e chi, abbracciandomi forte, le spazza via come neve al sole, chi mi scopre a fondo e non fugge durante le mie lacrime apparentemente insensate, chi sceglie di esserci proprio per asciugarmele e con calma, con tutta la dolcezza di questo mondo, continua a sussurrarmi: “Resta con me, respiriamo solamente.”

Benedico l’amore che dono a me stessa con ogni mio respiro profondo, ma benedico ancor più l’amore di chi mi fa respirare profondamente.

Grazie per aver letto fino a qui, ti auguro tutto l’amore.

Lentamente Muore

Lentamente Vive chi sa cogliere il valore del Tempo, la sua natura, la sua importanza. Chi si gusta l’attesa.

Lentamente Vive chi quando abbraccia, abbraccia forte, abbraccia con tutto il corpo, con tutte le lacrime, con tutto il respiro.

Lentamente Vive chi prende la noia per mano e si gode il silenzio, l’accarezza con dita di seta, la fa sentire a casa.

Lentamente Vive chi ringrazia di poter godere del sorriso dei propri figli, chi comprende la benedizione di osservarli in tutti i loro dettagli, le loro smorfie, le loro richieste di attenzioni, i loro capricci, il loro essere al mondo. Ed esserci adesso.

Lentamente Vive chi si gode le mani in pasta tra farina e uova, chi, in questo periodo di solitudine, ha imparato qualcosa che non avrebbe mai pensato di imparare, chi è grato a questa solitudine.

Lentamente Vive chi fa l’amore con ogni bacio sui particolari più preziosi del corpo, ogni tocco sulla pelle che si appassiona, ogni parola sul cuore che si commuove.

Lentamente Vive chi nell’attesa trova tesoro, chi nella calma coglie il miracolo.

Lentamente Vive chi perdona, chi gioisce per la felicità altrui, chi si emoziona condividendo quella felicità.

Lentamente Vive chi prende coscienza dei sentimenti negativi che inevitabilmente annebbiano i pensieri, pugnalano l’intestino, indeboliscono i muscoli e li getta via, con vigore, con volontà, con determinazione, come si getta via qualsiasi cosa che ci allontana dalla versione migliore di noi.

Lentamente Vive chi il Tempo lo concede a sé stesso, agli altri, chi il Tempo non ha paura di perderlo, perché è la paura stessa a farcelo perdere.

Lentamente Vive chi accetta il dolore. Lo accoglie. Lo metabolizza. Infine, lo lascia andare.

Lentamente Vive chi ha un sogno e si sta assaporando il viaggio.

Lentamente Vive chi non deve arrivare per forza, chi non deve arrivarci perfetto.

Lentamente Vive chi ringrazia di essere nel cammino. Esserci comunque.

Vivere Lentamente è un privilegio incommensurabile, una lezione che dovremmo insegnarci quotidianamente con pazienza e compassione.

Vivere Lentamente significa imparare a compiere ogni azione, anche la più piccola, con consapevolezza, cura, amore.

Vivere è un dono, Vivere Lentamente è un lusso.

Sopravvivere è l’incapacità di sfruttare questo dono.

Non essere grati del lusso.

Lentamente Muore chi non Vive Lentamente.

Grazie per aver letto fino a qui, un abbraccio. Anzi, un forte abbraccio.

Maschera Chi

Chissà quanto fondamentale sia, per la qualità della nostra vita, riconoscersi. Già, riconoscersi: tra la folla, in una sala d’attesa, in un corridoio buio, sul divano con il proprio compagno, davanti allo specchio.

È quella maschera a scegliere noi o noi a scegliere quella maschera?

È la maschera ad essere negativa o l’attitudine di chi la indossa?

Chissà se ce lo domandiamo mai quanto sia essenziale riconoscere la propria natura, positiva o negativa che sia, e accoglierla. Sì, proprio così, accoglierla: farla fluire in noi, concederle spazio, farla esprimere e darci il tempo per metabolizzarla… capirla.

Una scelta consapevole o meno in merito a cosa mostrare di noi stessi, quando farlo e con chi, fa una differenza abissale. Magari non se ne accorge nessuno, ma sicuramente, a lungo andare, più o meno sensibilmente, ce ne accorgiamo noi, scelta dopo scelta o non scelta dopo non scelta.

Decidere quale maschera indossare e se indossarla può cambiare in un nano secondo il decorso del nostro destino.

Optare in maniera più o meno cosciente di esibire le nostre nudità spirituali e fisiche con qualcuno piuttosto che con qualcun altro può stravolgere, senza troppo strafare, tutta la nostra vita.

Forse è questo il motivo per cui le persone tendono sempre di più a non scegliere, a lamentarsi, a cercare le cause di un’eterna insoddisfazione al di fuori, a farsi guidare dall’esterno, da chi è sopra, da chi non si sa se esiste davvero.

Scegliere è dura: implica sforzo, coraggio, onestà verso sé stessi, autoanalisi, verità.

 “Oggi, al lavoro, scelgo di uscire con questa maschera, domani sera, a cena, ne indosserò un’altra e mentre farò sesso, possibilmente dopo cena, un’altra ancora. Quando mi sveglierò, a colazione, se sarò con lo stesso uomo con cui ho fatto sesso avrò una maschera, se mi sveglierò da sola ne avrò una diversa. Quando prenderò l’aereo per la mia prossima trasferta di lavoro indosserò una maschera, quando prenderò l’aereo per la mia prossima vacanza ne indosserò sicuramente un’altra.

Sembra la fiera dell’ipocrisia, invece, a pensarci bene, è la realtà dei fatti.

È fin troppo semplicistico dire che indossare una maschera è da ipocriti, è addirittura fin troppo riduttivo e superficiale sostenere che è un simbolo negativo.

Dai, pensiamoci bene: è un puro dato di fatto, reale appunto, azzarderei dire perfino normale indossarla, anzi, non solo indossarla, ma cambiarla esattamente come si cambia qualsiasi indumento durante la giornata.

Non è piuttosto la presenza o meno di consapevolezza su quale scegliere, quando e con chi, a rendere quella maschera positiva o negativa? E non è la stessa consapevolezza a rendere di conseguenza noi esseri umani delle persone di valore o meno?

Non ha senso costruire teorie sull’ipocrisia di chi ci circonda, se quando ci guardiamo allo specchio non ci riconosciamo o se scegliere quella maschera piuttosto che questa non ci fa differenza.

Poco importa degli altri se già il dialogo con la parte più profonda di noi ci risulta infattibile, ingestibile, insormontabile: se non siamo sinceri con noi stessi.

“È uguale”, “Mai una gioia”, “Chissà cosa cambia”, “Tutta colpa del governo”, “Sicuramente era il disegno di Dio”, “Tanto lo fanno tutti”,“Lascia perdere”, “Ringrazia che ti pagano”, “Fa tutto schifo”, “Ancora c’è tempo”.

Se scegliere consciamente fosse la prassi, vivremmo una vita consapevolmente libera: il problema è che ai giorni d’oggi saper scegliere consciamente è un lusso che pochi si concedono ed essere consapevolmente liberi implica un’autoanalisi che ci fa lavorare la mente con lo stesso sforzo di una scalata dell’Everest.

E scalare è dura un bel po’.

La superficie è la dimensione dove si sguazza più facilmente, dove si galleggia senza particolare impegno intellettivo e fisico, dove i più trovano aria per le loro teorie preconfezionate e ritrite o dove a pensarla in maniera diversaanche no! Troppo complicato.

Troppe domande, troppa analisi, troppa roba, via via.

Chi è il responsabile della qualità della nostra vita: la maschera o noi?

Il suono del silenzio

E tu… che cosa provi dentro il tuo silenzio?

Lo ami o lo detesti?

È un baccano frastornante o un vuoto taciturno?

A me ci è voluto del tempo per apprezzare il mio silenzio, tante volte mi ha fatto paura, spesso ho provato ad allontanarlo.

Col senno di poi, credo che questo fosse solo un tentativo di fuggire da me stessa, dagli scheletri che covavo, paure e ansie che involontariamente si accumulano durante la vita e che vengono fuori puntualmente nei silenzi più profondi, quando è la vita stessa che ti chiama e ti sollecita a fare i conti con le tue ombre più oscure.

Beh, io durante la mia vita, spesso, sono arrivata lunga, se così si può dire… ho indossato delle corazze di forza smagliante, belle luccicanti, giuste per ogni occasione e nel contempo ho accatastato a poco a poco ogni paura, anche la più piccola, nell’angolo più buio della mia stanza, in modo tale da dimenticarmene quanto più rapidamente possibile.

Ma la vita batte sempre cassa. Sempre.

Soprattutto nel silenzio.

E quel suono diventa assordante, martellante, pedante.

Più investiamo il nostro tempo per la comprensione di noi stessi, l’accettazione dei nostri angoli bui, la tolleranza dei nostri disagi spigolosi, più saremo pronti ad amarlo quel silenzio. E ad amarci.

Questo è un periodo fatto di solitudine per alcuni, di lacrime per altri, ed è vero andrà sicuramente tutto bene, ma solo se sfruttiamo al meglio questo suono assordante. Solo se da questo silenzio impariamo finalmente qualcosa. E ci respiriamo sopra. E gli dedichiamo spazio, perché il tempo ce lo hanno già dato: lo abbiamo tanto reclamato che ci è caduto dal cielo senza alcun preavviso.

Occorre dedicargli spazio, consapevolmente.

Spazio nei nostri polmoni, spazio dietro ai nostri occhi, spazio attorno al nostro corpo. Così tanto spazio da amare la nostra stessa compagnia, così tanto spazio da imparare ad amare gli altri in maniera disinteressata, pura.

Occorre respirare per scacciare le paure, è necessario che le lacrime scorrano libere per rendere il peso più lieve, è giusto chiedere aiuto se le corazze non sono abbastanza per fare il loro dovere.

E lasciare andare. Abbandonarsi. Goderselo quel fottutissimo Silenzio.

E finalmente imparare ad amare.

Grazie per aver letto fino a qui, mi auguro di poterci abbracciare presto.